Le ragioni del Ministro
Sugli organismi geneticamente modificati si sta facendo molta confusione, una confusione che alimenta il rischio di spaccare il paese in uno scontro puramente ideologico tra fautori e avversari delle biotecnologie transgeniche. Per quanto ci riguarda siamo perfettamente consapevoli di come le biotecnologie siano una delle frontiere più avanzate e promettenti della ricerca e della innovazione tecnologica. Ma la ricaduta della ricerca va sempre valutata in base al rapporto tra i costi e i benefici che questa genera nei diversi campi e contesti applicativi.
In campo alimentare il dibattito scientifico ha sicuramente dato certezze sul versante della sicurezza sanitaria, ma sul piano della qualità degli alimenti esistono punti di vista diversi che hanno portato l’Unione Europea a scegliere di etichettare gli alimenti che contengono Ogm, permettendo così ai consumatori di scegliere liberamente se utilizzarli o meno.
Il risultato è che in Europa e in molti mercati mondiali l’utilizzo degli Ogm viene percepito dai consumatori come un indice di scarsa qualità dei prodotti alimentari. Questi dati economici e di mercato, testimoniati da tutti i sondaggi e dalle strategie di marketing, ci hanno indotto a tenere una linea di prudenza rispetto all’utilizzo degli Ogm in agricoltura. In altri termini, la nostra prudenza non deriva da irrazionali preoccupazioni sanitarie ma da una scelta economica-produttiva che vuole orientare la nostra agricoltura verso la qualità e la tipicità e la naturalità del prodotto.
L’agroalimentare di qualità e la possibilità di scelta del consumatore si basano sulla difesa delle biodiversità e delle tradizioni agricole del nostro paese. Ecco perché il decreto legge che abbiamo presentato in Consiglio dei Ministri garantisce la libertà di scelta dei produttori tra l’agricoltura transgenica, l’agricoltura tradizionale e quella biologica.
Questa libertà di scelta è orientata da una grande prudenza, perché il rischio di contaminazione da campo a campo (con il vento, con il polline e con i trasporti) rischia di diffondere in modo incontrollato la presenza di tracce transgeniche.
Siamo consapevoli che la prudenza non può essere l’unico filo guida per orientare il progresso umano e dello sviluppo produttivo; per questo oggi più che mai siamo disponibili ad investire nella ricerca sulle biotecnologie. Il ministero ha già finanziato una ricerca per la decodifica del genoma del grano duro, diretta da uno dei padri delle biotecnologie italiane, il professor Scarascia Mugnozza.
Ci accingiamo a fare altrettanto per il genoma della vite, contribuendo a costituire un vero e proprio polo italiano per la ricerca genomica che è il fronte scientifico più avanzato delle biotecnologie. Contemporaneamente un vasto programma di ricerca è stato avviato per valutare tutte le forme di ricaduta nell’applicazione del transgenico in agricoltura e in alimentazione, proprio per comprendere la compatibilità di questa applicazione con il nostro made in Italy agroalimentare di qualità.
Mi permetto quindi di concludere dicendo che la nostra impostazione non è affatto rozza e oscurantista, ma si ispira ad un avanzato approccio sistemico nel rapporto tra ricerca e attività produttive.
*Ministro delle Politiche agricole e forestali
Caro Ministro
Caro Ministro,
lei è uno spirito tenace e un politico volitivo.
è condivisibile il suo approccio non ideologico sugli Ogm e la filosofia che ispira il suo decreto in difesa della “tipicità italiana”. Però permangono forti perplessità pratiche sull’applicabilità di un decreto che, nella sostanza, al di là delle sue buone intenzioni, è l’unico in Europa (e nel mondo), a ribadire de facto il principio di tolleranza zero per gli Ogm e impedisce il mercato a prodotti che, lei stesso lo ammette, e gliene diamo atto, non hanno nessuna controindicazione per la salute dei consumatori. Possiamo perciò osare chiederle di applicare la pura e semplice direttiva Ue in materia? Se infatti le presenze accidentali di Ogm rimanessero entro i limiti stabiliti dalle direttive europee, cioè tra lo 0,5% e 0,9%, la “tipicità” non sarebbe in alcun modo compromettibile. Se invece il suo decreto restasse fermo sul principio della soglia 0 (cioè il cosiddetto “Ogm free”) per le colture non Ogm, questo equivarrebbe senz’altro alla proibizione in Italia delle colture Ogm, perché nemmeno fasce di rispetto di dieci chilometri potrebbero garantire quello zero.
Coraggio, Ministro, faccia uno sforzo in più!
Pietro Piccinini
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