Le reali gerarchie ambientali
La tutela dell’ambiente sarebbe cosa buona in sé solo a condizione che l’ambiente avesse un valore trascendente; io sono tra coloro che credono che sia solo l’uomo, tra gli esseri creati, a valere per sé, in quanto partecipante all’esistenza trascendente di Dio; e che all’ambiente creato possa essere attribuito un valore metafisico esclusivamente in quanto strumento a servizio dell’uomo per garantirgli una buona qualità di vita. Perché questo possa avvenire, occorre individuare un complesso di princìpi ispiratori informati e orientati alla difesa della vita umana innanzitutto, e poi a garantirne la qualità; e strutturare un sistema di norme che, senza eccezioni, non ne decampi. Punto di partenza per la costruzione di una ecologia corretta ed accettabile è dunque una rigida e severa difesa della vita umana, dal suo primo inizio alla sua fine naturale; solo da qui può prendere l’avvio una comprensione completa dei rapporti e delle gerarchie esistenti tra le cose create. L’importanza di ogni essere o cosa vivente può essere apprezzata solo considerandone appieno l’inserimento nel contesto dell’universo creato, nel quale agli esseri umani unicamente è riservata la ventura di avere un inizio al quale non seguirà una fine.
Le farfalle, i nostri amici orsi, i cetacei, gli alberi centenari, i fiori nelle loro infinite varietà, i bei paesaggi montani o marini, riflettono la perfezione di Dio e la sua bontà infinita verso di noi; abbiamo il dovere di curare e mantenere tutto l’esistente, perché tutto l’esistente fa parte di un contesto predisposto dalla Provvidenza per consentirci di adorare e lodare il Creatore. Ma chi pensa – e purtroppo ce ne sono – che il creato non sia il mezzo ma il fine; chi ritiene che non esista una gerarchia di valori tra gli esseri viventi; chi non vede l’unità intrinseca che lega tra di loro tutti gli uomini di tutti i tempi; chi ritiene di poter sacrificare anche una piccolissima porzione dell’ultimo tra gli ultimi all’interesse di esseri non dotati di anima, o addirittura di realtà meramente materiali; costui non potrà mai costruire un sistema di pensiero correttamente ancorato alla realtà. Chi non possiede la chiave per costruire una vera ecologia umana è destinato al fallimento anche quando si cimenta nell’ecologia naturale, e i frutti della sua attività, se maturano, sono velenosi. Così si spiega il fallimento della politica ambientale del governo Prodi; tanto più naturale e “necessario” in quanto il suo immediato gestore aggiunge ad una ideologia non corretta una massiccia dose di insipienza amministrativa.
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