Le regole del gioco
Come sono cambiati i “gusti” dei giocatori in questi anni? «I cambiamenti da parte dei giocatori sono stati importanti, ma le nostre ricerche confermano la difficoltà di definirli in termini di gusti. Attraverso i comportamenti dei giocatori è invece possibile individuare alcune tendenze di fondo, ed un primo motivo di interesse sta nell’apparente contraddizione tra le due più importanti, in quanto si vanno affermando contemporaneamente il gioco “di testa” e il gioco “di pancia”.
Uno sviluppo evidente riguarda infatti la crescente “professionalizzazione” e razionalità del giocatore, che tende a preferire i giochi che percepisce come più convenienti, nel senso che attraverso le vincite gli restituiscono di più, essendo più limitati i prelievi fiscali ed i costi di gestione. Il caso del lotto è chiarissimo al riguardo: persino nell’ambito di uno stesso gioco il giocatore, sempre più competente, adotta pratiche di tipo professionale, privilegiando le combinazioni più convenienti e mettendo a disposizione risorse sempre maggiori, per “inseguire” i numeri ritardatari.
Al tempo stesso l’altra tendenza importante porta a preferire i giochi che danno più soddisfazione e gratificazione come esperienza vissuta. Le prospettive più interessanti sono perciò in favore dei giochi che danno sensazioni ed emozioni immediate, o comunque ravvicinate rispetto al momento del consumo, che favoriscono la condivisione e l’interazione, che consentono la rapida ripetizione dei comportamenti. Perciò, ad esempio, le lotterie tradizionali hanno oggi meno potenzialità rispetto a quelle istantanee, come il “gratta e vinci”».
Di fronte a questi cambiamenti quale è stato l’atteggiamento dello Stato?
Lo Stato cerca di governare questi fenomeni, conciliandoli con i suoi obiettivi più ampi, in particolare con quello di diminuire la pressione fiscale generale, salvaguardando il livello dei servizi da prestare e l’esercizio delle funzioni da svolgere. Di qui la crescente importanza del gioco per lo Stato italiano, come fonte di finanziamento “alternativa e rinnovabile”, da sviluppare in un quadro di compatibilità con altri interessi fondamentali da tutelare: l’ordine pubblico e il gioco responsabile.
Non vanno sottovalutate, inoltre, la dimensione occupazionale del gioco e quella economica del suo indotto, che alimenta i consumi, genera ricchezza ed amplia la base imponibile. Anche per questo Aams è particolarmente impegnata nella prevenzione e repressione del gioco illecito e irregolare, che sottrae risorse alla collettività e spesso le trasferisce all’estero.
Il cambiamento di atteggiamento nei confronti del gioco ha avviato una trasformazione istituzionale, ce ne può parlare?
La trasformazione è stata una conseguenza necessaria, in quanto proprio dall’atteggiamento dello Stato e dalle responsabilità connesse deriva l’esigenza di un approccio unitario e di un forte coordinamento, per lo sviluppo ed il funzionamento ottimale del settore dei giochi. Per questo è stato assegnato ad Aams il ruolo di “cabina di regia” del comparto, mentre la stessa Aams ha definito l’assetto che dovrà assumere il mercato ed i ruoli degli altri protagonisti, ottenendone l’assenso da parte dell’autorità politica. In coerenza con questo disegno, nel dicembre 2003 è stato emanato il nuovo regolamento di organizzazione di Aams, che la pone in grado di svolgere le nuove funzioni assegnate.
Quali sono le politiche di Aams nei confronti del portafoglio dei giochi?
Sono politiche coerenti con l’obiettivo di legge di “ottimizzazione” del gettito erariale, che implica attenzione anche per l’elemento qualitativo. In altri termini, attraverso l’ampliamento ed un migliore assortimento dei giochi, si tende ad ampliare la base dei giocatori, senza perseguire invece l’obiettivo dello sviluppo della propensione al gioco di particolari categorie. Non dimentichiamo, inoltre, che la qualità e la completezza dell’offerta di gioco lecito devono essere tali da contrastare le pratiche illegali: per questo Aams sta allineando la propria offerta alle esperienze più avanzate, a livello intenazionale.
E nei confronti degli operatori?
In futuro Aams gestirà la rete unitaria dei giochi, composta da punti di vendita che proporranno al giocatore un’offerta quanto più possibile ampia. La distribuzione sarà effettuata da provider che dovranno veicolare dei bouquet di giochi definiti da Aams, e che saranno in concorrenza tra di loro sullo stesso territorio, attraverso la qualità del servizio reso ai giocatori.
Oggi siamo in una fase di transizione verso questo nuovo modello di mercato e agli attuali “concessionari” di specifici giochi sono assicurate le condizioni per effettuare tempestivamente una riconversione al nuovo ruolo.
Da un po’ di tempo è stata avanzata l’ipotesi di destinare parte dei guadagni derivanti dai giochi al sostegno di associazioni non profit, replicando il modello già in atto per i Beni culturali. Cosa ne pensa?
Mi sembra un’iniziativa percorribile, tanto più che in diversi paesi la vocazione dei giochi pubblici, fin dalle origini storiche, è stata quella di finanziare attività di rilevanza sociale, ritenute meritevoli di attenzioni da parte dello Stato.
In Italia, attualmente, lo Stato finanzia Coni ed Unire con un prelievo autonomo e a titolo originario rispetto a quello fiscale ed i Beni culturali attraverso il gettito erariale: nel caso del finanziamento al terzo settore, la strada più agevolmente percorribile è senz’altro la seconda. Tra l’altro, bisogna considerare anche che le ulteriori finalità sociali attribuite ai giochi, se adeguatamente pubblicizzate, potrebbero rappresentare uno stimolo per i giocatori, portando ad un aumento della raccolta complessiva.
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