«Le risorse per eliminare lo scalone ci sono». Ferrero ha ragione, il loro nome è: tasse

´ «Di Pietro non vi piace? È un po’ rozzo ma ci è servito a vincere», dice Piero Fassino al Corriere della Sera (22 gennaio).
Bandiera rozza la trionferà.
´ «L’ho trovato d’accordo sul fatto che in questo momento un altro caso Welby non sarebbe indicato, anzi sarebbe controproducente», dice Ignazio Marino alla Stampa riferendosi a Marco Pannella (22 gennaio).
Certamente. Gli spettacolini sulle morti in diretta vanno legati alla capacità delle masse di assorbirli. Se le masse non sono pronte, si deve rimandare almeno per un po’. Mica si può sprecare una morte.
´ «Si capisce che, pur essendosi allevato tali serpi in seno, Tronchetti si consideri più indispensabile di Brandt e Scajola. Miracoli del capitalismo di relazione», dice Massimo Mucchetti sul Corriere della Sera (23 gennaio).
Il capitalismo di relazione ci fa un po’ schifo, anche l’espropriazione giustizialistico-proletaria, però, non ci aggrada troppo.
´ «A loro parlano, crediamo, le sofferte analisi del cardinale Martini», dice un editoriale non firmato del Riformista (23 gennaio).
Se invece che quell’arcaica istituzione che è il conclave, il Papa fosse scelto dalla stampa laicista, Martini indosserebbe già da un bel po’ di tempo la tiara.
´ «Le risorse finanziarie per eliminare lo scalone, ci sono», dice Paolo Ferrero a Liberazione (23 gennaio).
E il loro nome è: tasse.
´ «Peccato che le intercettazioni del 2005 fossero ordinate dai giudici», dice un corsivo non firmato di Europa (23 gennaio).
Però erano diffuse dai soliti volenterosi.
´ «Il Settantasette fu davvero, anche se pochissimi in diretta se ne accorsero, un passaggio d’epoca, concluso il quale nulla, ma proprio nulla, sarebbe rimasto come prima», dice Paolo Franchi sul Riformista (22 gennaio).
Più o meno la stessa frase Franchi l’ha usata (limitandoci al dopo Seconda guerra mondiale) per il Quarantasette, il Quarantotto, il Cinquantatrè, il Cinquantasei, il Sessanta, il Sessantuno, il Sessantadue e così via.
´ «Siamo interessati a entrare a Telecom», dice Alexander Goncharuk all’Unità (20 gennaio).
Viste le specializzazioni intercettative venute alla luce recentemente in Telecom Italia, una mano russa non potrebbe che aiutare a migliorare.
´ «I momenti più romantici per noi due sono quelli in cui abbiamo ottenuto qualcosa di significativo dal punto di vista politico o umanitario», dice Angelina Jolie a Io donna (20 gennaio).
Come è schifosa la natura del maschio: simili banalità ipocrite dette dalla Jolie ci fanno un effetto ben peggiore quando le dice una tipo Barbara Pollastrini.
´ «Gli sono sempre stato amico, anche se a parte il Caimano non ho mai amato i suoi film», dice Gianni Rondolino alla Stampa (19 gennaio).
Già che c’era poteva non amare anche il Caimano.
´ «L’enorme carica di innovazione», dice Piero Sansonetti su Liberazione, riferendosi al Settantasette (20 gennaio).
L’innovazione era esplosiva: si passò rapidamente dalla colt alla P38.
´ «Finalmente scuote l’albero della responsabilità maggiore per ipotizzare esplicitamente che sia stato Marco Tronchetti Provera presidente oggi della Pirelli», dice Giuseppe D’Avanzo sulla Repubblica (20 gennaio).
Un tempo si festeggiava intorno agli alberi della libertà della Repubblica francese, oggi vanno invece di moda gli alberi della galera della Repubblica debenedettiana.
´ «Si tratta di guerra e di pace, quindi di un tema etico al pari dell’eutanasia», dice Massimo Villone al Corriere della Sera (23 gennaio).
In fin dei conti il ragionamento vale anche per la politica fiscale: fare o non fare soffrire il cittadino. Un quesito etico.
´ «Certa letteratura, certa pubblicità, certo giornalismo ci fanno credere che superficiale e schematico è bello», dice Paolo Mereghetti sul Corriere della Sera (23 gennaio).
Certi critici, invece, s’incazzano come tori davanti a un panno rosso, se il pubblico va a vedere i film che loro sconsigliano.

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