Le (rosse) verità nascoste

Di Persico Roberto
25 Gennaio 2001
Ben venga la tempestiva ristampa negli Oscar di uno dei testi fondamentali sulla rivoluzione sovietica

Ben venga la tempestiva ristampa negli Oscar di uno dei testi fondamentali sulla rivoluzione sovietica. Richard Pipes, polacco di nascita, dal 1950 professore ad Harvard, è uno che non ha mai avuto paura a chiamare le cose con il loro nome, anche in tempi in cui chi raccontava la verità veniva come minimo tacciato di “anticomunismo viscerale”. Grande conoscitore della storia russa, cui ha dedicato diversi studi, racconta senza eufemismi gli anni cruciali della formazione dello Stato sovietico, tra lo scoppio della guerra civile (1918) e la morte di Lenin (1924): “la guerra civile fu l’evento più distruttivo nella storia russa dai tempi dell’invasione dei mongoli, nel XIII secolo. Il rancore e la paura causarono atrocità indicibili: milioni di persone persero la vita in battaglia, e per il freddo, la fame e le malattie. Cessati i combattimenti, la Russia fu colpita da una carestia di una gravità senza precedenti fra le popolazioni europee, che uccise milioni di persone”. Il libro non si limita però a una macabra contabilità degli orrori, ma analizza e descrive, cogliendoli nel loro momento originario, i fattori fondamentali che caratterizzeranno il regime bolscevico in tutta la sua storia: l’assoluta determinazione ad annientare ogni avversario, reale o presunto; il terrore come strumento ordinario di governo; la disinformazione capillare e sistematica come mezzo per rendere pressoché inaccessibile la realtà effettiva delle cose. Tra i capitoli più interessanti quelli sulla cecità (o complicità) dei giornalisti occidentali, e quello sulle analogie (e sui rapporti) fra l’opera di Lenin e quella di Mussolini.

Richard Pipes, Il regime bolscevico, 657 pp. Oscar Mondadori, lire 19.000

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