
Le ruspe dei poteri mortiferi sono al lavoro. Ci scusiamo del disagio, ma l’io respira in Altro
Le tenebre aumentano. Le notti si allungano, i giorni si fanno più brevi. Anche per la coscienza la visione diventa più difficile. Una ministra propone di raddoppiare le dosi consentite di una droga che sette anni fa, in un suo rapporto da ministro aveva definito temibile e pericolosa, anche perché fa da apripista alla cocaina (il cui consumo, infatti, negli anni successivi è aumentato vertiginosamente). Un’altra appoggia la liberalizzazione dello spinello dicendo che, infatti, la comunità scientifica ha ormai stabilito che la cannabis è innocua, quando invece proprio negli ultimi anni si sono moltiplicati nel mondo gli studi che dimostrano come, in quanto tempo e perché faccia diventare dementi e poi morire. C’è un crescente interesse a dare la morte ai deboli, se possibile ancora prima che nascano, oppure dopo. Cresce la passione a premiare coloro che non sono disposti a impegnarsi davanti al mondo nei propri rapporti affettivi, spostando riconoscimenti e risorse verso di loro, e togliendole a chi ha la sfrontatezza di riconoscersi titolare di doveri verso l’altro e la collettività, prima che titolare di diritti.
Di fronte a tutto ciò, l’individuo che è in profonda relazione con la sua natura umana (che è anche quello totalmente razionale) si sente continuamente strappato dalle sue radici, spinto e obbligato a funzionare in modo mentale, ossessivo, dove l’ideologia pretende di essere l’unica realtà di riferimento. Così, assieme alle tenebre della notte, anche quelle della coscienza tendono ad allungarsi.
La nostra anima sa, però, che non dobbiamo temere l’abisso che si approfondisce. Dobbiamo anzi entrarci consapevolmente, con spirito lieto e silenzioso. Perché l’addentrarci nella tenebra, magari con una candela d’Avvento in mano, scendere con coraggio e speranza nel nostro abisso personale, e in quello collettivo (che le ruspe dei poteri mortiferi scavano attorno a noi), riconoscendo i pericoli, è il passaggio indispensabile per incontrare la fine dello smarrimento. Quell’Avvenimento che ci è stato riservato, e che nessuno ci potrà togliere, neppure i mortiferi poteri, con tutto il fragore e la volgarità dei loro spettacoli, delle loro parole vuote, dei loro manierismi preoccupati di negare la sacra semplicità dell’esperienza elementare della vita, che noi conosciamo e amiamo.
Alla fine di tutta questa tenebra, tra pochi giorni ormai, comincia un buio diverso. Quello di una notte particolare, nella quale finalmente senti di poter respirare a pieni polmoni, senza avvelenarti. È la Notte Santa, la Stille Nacht, con quel suo silenzio speciale, umano e cosmico assieme, nel quale appare, leggera e definitiva, fragile ed eterna, la luce di Gesù, bambino. Quella luce di vita ritorna, ogni volta più intensa, e si fa strada nel cuore che l’accoglie, spingendo indietro le tenebre della durezza del potere, e dei labirinti di pensieri senza meta. È il bambino la meta radiosa che illumina il cammino, e trasforma l’arrancare tra i rovi in un’avventura bellissima.
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