Le simmetrie di Rossana, D’Alema sabinguzzantiano, il filo di Violante e la lingua di Zaccaria
«Io mi meraviglio che un ministro possa uscire con certe alzate di toni», dice Piergiorgio Stiffoni alla Padania. È un senatore leghista che ce l’ha con Rocco Buttiglione. O è, invece, un senatore del Cdu che ce l’ha con Umberto Bossi? Mah? *** «Ma perché chiamare terrorista soltanto Hamas? Sono simmetriche le azioni d’attacco e rappresaglia. Israele e Hamas agiscono nello stesso modo», scrive Rossana Rossanda sul Manifesto. Questa della simmetria è una fissa. Già negli anni ’70 sostenne con calore la posizione «né con lo Stato né con le Br». *** «Primo Greganti con i 640 milioni che avrebbe – secondo qualcuno – dato a noi si era comprato un appartamento per sé», dice Massimo D’Alema al Corriere della Sera. È quasi allegro, quasi sabinguzzantiano, il cinismo con cui D’Alema si prende gioco di chi lo legge, sbeffeggia chi è stato perseguitato sul serio dal giustizialismo e quasi esibisce la capacità del Pci-Pds nello schivare le indagini grazie alla compiacenza di tanti amichetti nelle procure giuste. *** «Il filo nero è costituito dall’uso della politica per risolvere questioni giudiziarie», scrive Luciano Violante sulla Stampa. Quello rosso, invece, è costituito dall’uso della giustizia per risolvere questioni politiche. *** «Valli a capire, però, questi avvocati organizzati in strutture miste di lotta e di governo!», scrive Nando Dalla Chiesa sull’Unità. Perfettamente comprensibili sono invece, i pm (e ora anche i pg) organizzati in strutture miste di lotta e di amministrazione imparziale della giustizia. *** «Referendum vuol dire che il popolo ha ripreso la sua sovranità per usarla direttamente», scrive Oscar Luigi Scalfaro sul Corriere della Sera. È proprio così. Una definizione talmente precisa non poteva non venire a da un ex presidente della Repubblica che ha lottato così strenuamente in difesa della sovranità popolare. *** «È mai possibile, infatti, che Berlusconi e la sua maggioranza di centrodestra, dopo essersi assunta la rappresentanza di tutti gli interessi criminali della loro vasta base elettorale, possano garantire l’impunità solo per se stessi e lasciare in balia della giustizia gli altri, rischiando così una pericolosa caduta di consenso?», scrive Giuseppe Di Lello su Liberazione. Chi può aver scritto una frase così equilibrata, ragionata e aliena dall’offesa (il centrodestra ha la «rappresentanza» non di uno o due o magari tre «interessi criminali», ma proprio «tutti») se non uno di quegli imparziali pm che hanno governato con tanta serenità e discrezione le indagini in Italia in questi anni? *** «La pretesa della maggioranza parlamentare di dettare persino la giusta interpretazione delle norme», scrive Giancarlo Caselli sull’Unità. Che pretesa incredibile! Il “vero diritto” prevede che il legislatore scriva le sue norme, e poi ognuno se le interpreti come vuole. C’è scritta una cosa? Si legge al contrario! E, zitti lì, voialtri parlamentari. C’è la divisione dei poteri (e della lingua). *** «Non ho promosso me stesso, ho promosso l’azienda. Ho scelto di far coincidere il mio volto con quello della Rai e di usarlo come firma», dice a Venerdì Roberto Zaccaria. Tra le altre “firme” per promuovere l’imagine dell’azienda, indimenticabile quella di mr Rai (con anche un po’ di lingua) a Monica Guerritore.
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