Le simmetrie di Rossana, D’Alema sabinguzzantiano, il filo di Violante e la lingua di Zaccaria

Di Lodovico Festa
31 Gennaio 2002
Io mi meraviglio che un ministro possa uscire con certe alzate di toni», dice Piergiorgio Stiffoni alla Padania.

«Io mi meraviglio che un ministro possa uscire con certe alzate di toni», dice Piergiorgio Stiffoni alla Padania. È un senatore leghista che ce l’ha con Rocco Buttiglione. O è, invece, un senatore del Cdu che ce l’ha con Umberto Bossi? Mah? *** «Ma perché chiamare terrorista soltanto Hamas? Sono simmetriche le azioni d’attacco e rappresaglia. Israele e Hamas agiscono nello stesso modo», scrive Rossana Rossanda sul Manifesto. Questa della simmetria è una fissa. Già negli anni ’70 sostenne con calore la posizione «né con lo Stato né con le Br». *** «Primo Greganti con i 640 milioni che avrebbe – secondo qualcuno – dato a noi si era comprato un appartamento per sé», dice Massimo D’Alema al Corriere della Sera. È quasi allegro, quasi sabinguzzantiano, il cinismo con cui D’Alema si prende gioco di chi lo legge, sbeffeggia chi è stato perseguitato sul serio dal giustizialismo e quasi esibisce la capacità del Pci-Pds nello schivare le indagini grazie alla compiacenza di tanti amichetti nelle procure giuste. *** «Il filo nero è costituito dall’uso della politica per risolvere questioni giudiziarie», scrive Luciano Violante sulla Stampa. Quello rosso, invece, è costituito dall’uso della giustizia per risolvere questioni politiche. *** «Valli a capire, però, questi avvocati organizzati in strutture miste di lotta e di governo!», scrive Nando Dalla Chiesa sull’Unità. Perfettamente comprensibili sono invece, i pm (e ora anche i pg) organizzati in strutture miste di lotta e di amministrazione imparziale della giustizia. *** «Referendum vuol dire che il popolo ha ripreso la sua sovranità per usarla direttamente», scrive Oscar Luigi Scalfaro sul Corriere della Sera. È proprio così. Una definizione talmente precisa non poteva non venire a da un ex presidente della Repubblica che ha lottato così strenuamente in difesa della sovranità popolare. *** «È mai possibile, infatti, che Berlusconi e la sua maggioranza di centrodestra, dopo essersi assunta la rappresentanza di tutti gli interessi criminali della loro vasta base elettorale, possano garantire l’impunità solo per se stessi e lasciare in balia della giustizia gli altri, rischiando così una pericolosa caduta di consenso?», scrive Giuseppe Di Lello su Liberazione. Chi può aver scritto una frase così equilibrata, ragionata e aliena dall’offesa (il centrodestra ha la «rappresentanza» non di uno o due o magari tre «interessi criminali», ma proprio «tutti») se non uno di quegli imparziali pm che hanno governato con tanta serenità e discrezione le indagini in Italia in questi anni? *** «La pretesa della maggioranza parlamentare di dettare persino la giusta interpretazione delle norme», scrive Giancarlo Caselli sull’Unità. Che pretesa incredibile! Il “vero diritto” prevede che il legislatore scriva le sue norme, e poi ognuno se le interpreti come vuole. C’è scritta una cosa? Si legge al contrario! E, zitti lì, voialtri parlamentari. C’è la divisione dei poteri (e della lingua). *** «Non ho promosso me stesso, ho promosso l’azienda. Ho scelto di far coincidere il mio volto con quello della Rai e di usarlo come firma», dice a Venerdì Roberto Zaccaria. Tra le altre “firme” per promuovere l’imagine dell’azienda, indimenticabile quella di mr Rai (con anche un po’ di lingua) a Monica Guerritore.

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