LE “SUORINE” DEL POSITIVO

Di Tempi
24 Febbraio 2005
Il caseggiato è anonimo, popolare, di un colore a mezza via tra il grigio e il beige.

Il caseggiato è anonimo, popolare, di un colore a mezza via tra il grigio e il beige. Lì, al numero 31 di via Palli, impilato tra gli altri portoni, a un passo dal tram che sferraglia, c’è il convento delle Suore di Carità dell’Assunzione – per gli amici, le “suorine” – nate nel 1993 dall’incontro del carisma antico di padre Pernet con quello di don Luigi Giussani, fondatore di Comunione e Liberazione. Gli amici sono la gente del quartiere: famiglie, anziani, ragazzini che ogni giorno sentono su di sé lo sguardo attento con cui da oltre trent’anni le suorine si muovono per il Borgo Vittoria. Una presenza che parte dalla «condivisione del bisogno concreto dell’uomo e permette di abbracciare il suo bisogno ultimo, il senso della vita», come sottolineano suor Iolanna e suor Donata. Queste donne non parlano di bontà ma di attenzione, non di doveri ma di realtà, non di rinuncia ma di desiderio. A chiedere come facciano, rispondono che è la consapevolezza di chi è l’uomo, della sacralità dell’altro a dettare il modo con cui stanno di fronte alle persone, cercando di partire dalla positività che c’è in ogni situazione. Un’esperienza, nelle parole di suor Donata, che «incontro dopo incontro si apre come possibilità a tutti: è la ricostruzione di un popolo che vive un’umanità nuova».
Daniele Gigli

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