Le Twin Towers? Sono a Padova

Di Menorello Domenico
15 Settembre 2005
IL PRIMO MEMORIALE EUROPEO DELLA TRAGEDIA DELL'11 SETTEMBRE NELLA CITTà VENETA AD OPERA DEL CELEBRE ARCHITETTO LIBESKIND. LE PROTESTE DEI NO GLOBAL E LE PAROLE DEL PRESIDENTE GALAN

Da domenica scorsa in Europa c’è un luogo fisico, il primo, in cui poter ricordare l’11 settembre 2001. Dove, cioè, non sarà più necessaria la mediazione mediatica, perché basterà lasciarsi provocare dall’arte, quella di Daniel Libeskind, che a Padova ha realizzato il primo Memoriale dell’attacco terroristico alle Torri Gemelle, chiamato “Memoria e Luce” e inaugurato proprio l’11 settembre di quattro anni dopo. Come da copione, non sono mancati i soliti soloni radical-chic e verdambientalisti che, accompagnati dai centri sociali, hanno provato in tutti i modi a offuscare la grandezza di questo gesto, alimentando accese polemiche contro la presunta deturpazione del luogo in cui è stato collocato il monumento, le “Porte Contarine”, a ridosso delle mura cinquecentesche e sul limitare di un importante corso d’acqua, ma anche scandalizzandosi (loro lo possono fare) per l’estetica dell’opera. Ma gli imprevisti capitano. E, inaspettatamente, in reazione alle infuocate polemiche, molti, da FI ai DS, hanno invece esaltato, nel dibattito, il significato per cui la Regione Veneto ha voluto questa iniziativa, che prende le proprie mosse da una trave delle Torri Gemelle ricevuta in dono dal Governo Usa, che ben poteva trovare collocazione in un qualunque museo. Invece, il Presidente Giancarlo Galan ha voluto trattare questo frammento come una vera e propria reliquia, poiché quei brani di macerie, mostrati a tutti nel monumento a forma di libro di Libeskind, significano la stessa cultura occidentale, di cui le Torri sono state simbolo.
«è una promessa di libertà che da sempre l’America offre – ha infatti spiegato Galan – e proprio questa promessa di libertà hanno voluto distruggere. Ma non l’hanno distrutta! Era necessaria una forma di pietà per quelle vittime, ma era anche necessario un gesto d’arte per la nostra coscienza meno tranquilla. Perché l’arte può aiutare a ritrovare la strada. Così poesia e memoria sono diventate luce in Libeskind».

MEMORIA E’ LUCE
Il grande architetto, presente all’inaugurazione dello scorso 11 settembre, ha ripreso: «è stato un attacco alla libertà, alle persone libere del mondo». Ma si riparte da un rapporto non retorico. «Oggi c’è più solidarietà fra l’Italia e gli Usa, attraverso la storia. La trave rappresenta la pesantezza del momento presente. è sospesa nella luce della storia e della speranza. Ho voluto chiamare l’opera “Memoria e Luce” avendo presente l’attuale grave contesto di transizione, perché la memoria è la luce». Altro che estetica. Due minuti a braccio di Libeskind svelano il logos dell’opera. In quel libro di luce, dove è sospesa la trave divelta dalle sue torri, la ferita e la speranza dell’Occidente sono per tutti. Tant’è che in molti si sono stretti attorno al Presidente Galan anche solo per un “grazie”, per aver voluto e difeso, cocciutamente, questo gesto. Anche il luogo scelto acquista, nella prospettiva delle lucide parole di Libeskind, un significato inatteso. Perché quel simbolo, aggredito, dell’Occidente è stato voluto a pochi metri dalla Cappella degli Scrovegni di Giotto, scrigno dell’origine della cultura e dell’arte dello stesso Occidente. Quel simbolo, poi, è stato voluto in un’area che è in un singolare crocevia costituito, da un lato, da una cinta muraria antica, baluardo della democrazia sorta nei Comuni europei, e, dall’altro, da antiche vie d’acqua, colleganti Padova con Venezia, nella quali e dalle quali, da secoli, le terre venete intrattengono rapporti commerciali, ma anche culturali con altri mondi e altre civiltà.
* Consigliere comunale
Forza Italia a Padova

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