Le virtù della libertà

Di Arrigoni Gianluca
20 Maggio 2004
Parigi. Lo scorso gennaio, dopo essere stato pubblicato negli Stati Uniti nel 2002, veniva pubblicato in Francia Pourquoi il faut aimer l’Amérique

Parigi. Lo scorso gennaio, dopo essere stato pubblicato negli Stati Uniti nel 2002, veniva pubblicato in Francia Pourquoi il faut aimer l’Amérique, di Dinesh D’Souza (nella foto), indiano naturalizzato americano e ricercatore alla Hoover Institution dell’Università di Stanford. D’Souza, fregandosene allegramente del politicamente corretto, riesce in modo brillante a dimostrare non solo che la civiltà occidentale è superiore alle altre civiltà, ma smaschera la pretesa islamista di appartenere ad una cultura, quella dell’islam, che si pretende superiore, perchè dedita alla virtù, e giudica con disprezzo gli Stati Uniti e l’Occidente, considerati moralmente decadenti e responsabili dell’arretratezza del mondo arabo-musulmano. Gli islamisti, dice D’Souza, si pretendono uomini di virtù, ma la virtù imposta non è che costrizione. La virtù di un uomo libero invece ha un grande valore proprio perchè la libertà ha in sè la possibilità di fare il bene o il male. D’Souza vuole smontare la propaganda islamista e multiculturalista e si chiede: perchè la società occidentale ha prevalso sulle altre? La teoria più seducente, quella dell’oppressione, vuole l’Occidente imporsi perchè etnocentrista, colonialista, imperialista e schiavista. «La teoria dell’oppressione – scrive D’Souza – è molto apprezzata dai sostenitori del multiculturalismo perchè permette loro di spiegare la disgiunzione tra il loro dogma dell’uguaglianza culturale e l’inuguaglianza effettiva delle culture nel mondo. Tutte le culture essendo uguali, spiegano i multiculturalisti, l’inuguaglianza esistente è senza dubbio la conseguenza dell’oppressione degli uni sugli altri». Ma etnocentrismo, colonialismo, imperialismo e schiavismo non sono caratteristici dell’Occidente. I cinesi pensavano di essere il centro dell’universo, l’impero di Mezzo. I re indiani si definivano Chakravarty Rajas, i “sovrani universali”, e i musulmani sono convinti che l’islam è la verità rivelata, relegando ipso facto tutti i non musulmani nell’ignoranza. L’Occidente invece è affascinato dall’“altro”. Neppure il colonialismo e l’imperialismo sono caratteristici dell’Occidente. L’India è stata diretta dai britannici per quasi due secoli. «Ma prima che dai britannici – fa notare D’Souza – il paese era stato invaso e conquistato dai persiani, dagli afghani, da Alessandro il Grande, dagli arabi, dai mongoli e dai turchi». Per quanto riguarda l’imperialismo, ecco un elenco non esaustivo: l’Impero persiano, l’Impero macedone, l’Impero islamico, l’Impero mongolo, l’Impero cinese e gli Imperi atzeco e inca. La schiavitù allora? Nemmeno. Sumeri, babilonesi, egiziani, cinesi, indiani, arabi, indiani, tutti ebbero degli schiavi. Ad essere particolare all’Occidente è invece la fine della schiavitù. «è l’interazione tra le tre istituzioni occidentali della scienza, della democrazia e del capitalismo – spiega D’Souza – che ha permesso l’opulenza, il vigore e il successo della civiltà occidentale”. E a chi ancora maledice l’Occidente coloniale l’indiano D’Souza ricorda che in India i britannici, per ragioni “amministrative”, hanno insegnato agli indiani “il linguaggio della libertà”, e che è grazie a questa eredità, tutta occidentale, che l’India oggi è la più grande democrazia del mondo, dove un’italiana può candidarsi e vincere le elezioni. Mentre altrove si decapitano i “crociati”.

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