L’eclissi di Forza Italia
Il fatto in sé è già di quelli destinati a fare una certa impressione: Luigi Crespi, gran collaboratore di Silvio Berlusconi e osservatore principe delle sue fortune elettorali, prende armi e bagagli, lascia Milano e si trasferisce a Roma inveendo contro Gabriele Albertini, gran Sindaco del Cavaliere e beneficiario principe delle sue fortune elettorali. La polemica è di per sé di quelle destinate a suscitare tutti gli interrogativi, che ci risulta si siano poi rincorsi negli ambienti romani e no del partito. Perché Crespi sì è spinto a tanto? E per conto di chi? Chi parla in sua vece? Ma ancora più interessante di queste domande è un fondo apparso sulla pagina dei “Commenti” de Il Giornale di lunedì 30 settembre. Articolo che esce all’indomani della querelle, che reca la firma di Sandro Bondi e in cui vengono sostenute alcune tesi quantomeno curiose visto che ad esprimerle è appunto Sandro Bondi, portavoce nazionale di Forza Italia. Secondo Bondi – che pare abbia scritto dopo una telefonata fatta da Albertini a Berlusconi per piangere la propria solitudine e il proprio abbandono – Albertini e Crespi sono in realtà più uniti di quanto appaia: uniti dalla fiducia nei confronti di Berlusconi e dalla sfiducia verso Forza Italia. «Il punto debole – scrive Bondi – è ancora una volta Forza Italia». Così ci ritroviamo con il portavoce nazionale di un partito che certifica che il partito è in crisi. Anzi. Che è praticamente scomparso. Situazione paradossale: il partito che è al Governo nella capitale morale del Paese, Milano, nella Provincia milanese, nella regione Lombardia, e nell’intero paese, bene, questo partito si sarebbe eclissato. Possibile? Forse, di queste prese di posizione, sarà il caso di avvertire i principali leader dell’opposizione. Tanto più se, come pare, prese su input dello stesso premier. Noi, nel nostro piccolo, a dire il vero, un po’ ce lo eravamo immaginato che Forza Italia fosse in crisi. E ce l’eravamo immaginato già da parecchi mesi osservando la vita nelle assisi democratiche, dalle più piccole di paese fin su al governo nazionale. E l’avevamo sospettato osservando lo sport nazionale delle sue punte (Albertini in primis) di riaffermare orgogliosamente la propria non appartenenza a Forza Italia.Credevamo però che le batoste delle ultime amministrative avessero evidenziato definitivamente quello che noi sospettavamo. Così, insieme a tanti, abbiamo sperato che si andasse alla sostituzione di quei coordinatori regionali da tutti additati come responsabili della sconfitta. E abbiamo accompagnato con la nostra speranza tutte le autorevoli dichiarazioni che auspicavano un ricambio della classe dirigente del partito. Poi non se n’è saputo più nulla. Silenzio. Adesso ci si suggerisce che forse si va verso la riconferma di tale classe dirigente. Riconferma tacita, per di più, che non è certo il modo migliore per rinvigorire la “prassi democratica” a cui ci ha abituati Forza Italia. Detto ciò: caro Bondi, caro Presidente, ora, di questo partito, cosa se ne vuol fare?
La domanda richiederà più che un articoletto di risposta su il Giornale.
Ps: queste righe sono scritte avendo davanti agli occhi l’ennesimo fax (quanti sono: dodici? quattordici?) che chiede di predisporre le date dei vari calendari congressuali. Mai un fax che invece di chiederle, le fissi queste benedette date.
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