L’ECOLOGISTA CONTRO I DOTTOR STRANAMORE
Al barrito dell’Elefantino del Foglio, che in difesa di fratello embrione e sorella verità ha lanciato dal Palalido di Milano l’invocazione «Benedetto XVI, aiutaci tu», si aggiunge l’auspicio di Michele Boato, storica voce degli ecologisti italiani, cui «piacerebbe riaprire quel discorso che l’allora prefetto della Congregazione della fede iniziò con la Donum Vitae».
Michele Boato è docente di Economia e impegnato sin dagli anni Sessanta nelle battaglie pacifiste ed ecologiste. Fa parte di quel mondo ambientalista meno conosciuto e più difficilmente etichettabile politicamente perché non sovrapponibile col partito di Pecoraro Scanio di cui, anzi, pensa tutto il male possibile. «Assumono in materia ambientale, e in particolare sulla legge 40, una posizione demenziale. Sono in netta contrapposizione con tutta la nostra storia, le nostre battaglie, la nostra cultura», dice a Tempi. «I Verdi non c’entrano nulla con l’ecologismo, la loro posizione è mutuata tale e quale dai Radicali senza nessun filtro». Paolo Cento, di tanto in tanto, punzecchiato dai giornalisti impertinenti, si proclama dubbioso sul quesito che riguarda l’eterologa, ma per Boato «fa il furbo. Esprime delle perplessità, ma poi non ne trae le conseguenze. I Verdi se ne fregano dell’ecologia; a loro interessa solo mantenere una posizione di potere acquisita». Scomparsa la cultura marxista e socialista, rimasta solo una scialba «prassi socialdemocratica, io ho l’impressione che oggi la sinistra non dica assolutamente nulla. è appiattita sull’ideologia radicale antagonista della cultura ecologista».
Per questo, qualche giorno fa, Michele Boato, sprofondato sulla poltrona di casa mentre seguiva il telegiornale, è scattato in piedi «quando ho sentito la senatrice dei Verdi, Loredana De Petris, balbettare convulsa frasi senza capo né coda sulla legge 40. Le donne dei Verdi e le femministe si sono spente nell’omologazione politica di pasoliniana memoria». Boato ammette che, soprattutto ultimamente, qualche voce delle «mie tantissime amiche femministe s’è fatta sentire», tuttavia non abbastanza a suo modo di vedere. E proprio non riesce a concepire come possano con così leggera spudoratezza rinnegare anni e anni di convegni e battaglie culturali sul corpo della donna, sulla procreazione, sulla maternità. «Non comprendo il loro silenzio. E sono ancor più sbalordito quando le sento usare toni oltranzisti in materia di procreazione assistita».
“il verde di ratzinger”
Il patriarca di Venezia, Angelo Scola, in un’intervista ad Avvenire ha accusato i referendari di «fondamentalismo anti-ecologico» e di aver dimenticato «la lezione di Alex Langer». Boato, che di Langer fu amico e di cui oggi presiede l’Eco-istituto che reca il suo nome, si dice «felice dell’intervento del cardinale perché fatto con cognizione di causa e perché richiama quella posizione che, sia io sia Langer, prendemmo nel 1987 sull'”Istruzione Ratzinger”». Dagli archivi e dal sito internet dell’istituto sono ancora recuperabili le prese di posizione dei due che lessero il documento senza paraocchi, riuscendo ad apprezzarlo in più punti. Anzi, trovando una profonda sintonia di idee in particolare sui passaggi relativi alla «fecondazione artificiale e la sperimentazione sugli embrioni». Langer, tra l’altro, non si limitò a questa già “scandalosa” presa di posizione, ma, dopo gli attacchi di chi lo aveva bollato come «il verde di Ratzinger» o «il maschio in tonaca verde», rispose per le rime in una lettera aperta pubblicata sul Manifesto paragonando le sperimentazioni genetiche «a quelle della bomba atomica, e forse oltre» (“Cara Rossanda, e se Ratzinger avesse qualche ragione?”, 7 maggio 1987).
Oggi Boato ama riassumere la lezione dell’amico defunto nel 1995 ricordando che «l’ecologismo è la cultura del limite. è il tentativo di fissare un limite all’agire umano per evitare la tentazione di ritenersi i padroni assoluti della terra, sia nell’utilizzo delle risorse sia nella sperimentazione, anche genetica. Questa tensione si associa all’etica delle responsabilità che non ci fa mai smettere di domandarci quali siano i rischi e le conseguenze delle nostre azioni». Sono questi i due cardini dell’ecologismo che, secondo Boato, «non ci fanno sposare l’ideologia della libertà assoluta della scienza. Esistono barriere invalicabili che non possiamo lasciar strapazzare dai dottor Stranamore».
SERVIREBBE una legge
In un testo del dicembre 1994 (Una Città), che riletto oggi ha un forte sapore profetico, Langer scrisse che se gli ambientalisti si scandalizzavano per gli esperimenti su animali e piante, a maggior ragione per quanto riguarda l’uomo «avrebbero dovuto ovviamente rabbrividire molto di più». E parlava senza mezze misure del pericolo di un «futuro bio-tecnologico», di «replicazione industriale delle vite a pagamento», di «scienza trasformata in farmacologia, in biomedicina» e di «battaglia persa perché si sta già discutendo “su dove collocare il paletto”». Due soli i possibili baluardi di difesa da questo futuro eugenetico: una legge e il dialogo con la Chiesa.
«L’ebreo Langer – spiega Boato – sentiva, e io oggi sento con lui, una vicinanza alla Chiesa per questo discorso del limite e della responsabilità. Non siamo noi i padroni della Terra e non possiamo comportarci come il dio dell’universo. A noi però è stata data la responsabilità di abitarla». E, tanto per non rimanere sui princìpi, Boato aggiunge che «la sperimentazione senza limiti sugli embrioni» è proprio il frutto di questo delirio di onnipotenza che, inevitabilmente, si traduce in «violenza».
L’altro baluardo, diceva Langer dovrebbe essere «una legge, l’unico possibile scudo» per non perdere la battaglia. Per Boato quell’auspicio è oggi la legge 40 che «si è ottenuta con l’inserimento di tutta una serie di limiti come quello sulla clonazione. è stata questa una battaglia parlamentare fatta non solo dai cattolici, ma anche dagli ambientalisti».
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