L’Economist pensa Mr.Brown
Nel penultimo numero dell’Economist, la City londinese ha emesso il suo verdetto di colpevolezza nei confronti dell’Italia e del suo sistema economico. Benissimo, la libera stampa è nel pieno diritto di esprimere le proprie critiche, anche le più dure e taglienti. Restiamo però in attesa, se non di una copertina, almeno di un ‘Bagehot’ (l’editoriale che l’Economist dedica alla politica interna britannica) sul ministro delle Finanze, Gordon Brown e sulla sua gestione tutt’altro che geniale dell’economia di Sua Maestà.
Nel silenzio della stampa italiana, la scorsa settimana – come ogni anno a inizio dicembre – Brown ha presentato il pre-Budget, una specie di Dpef: solitamente era l’occasione per creare invidie interne e continentali, quest’anno invece si è tramutato nella presentazione di una radiografia tutt’altro che tranquillizzante dell’economia britannica, fino a un anno fa vera e propria locomotiva continentale. Come ampiamente pronosticato, le rosee previsioni di crescita avanzate da Brown nel Budget dello scorso marzo sono state drasticamente ridimensionate dalla realtà. Il 3-3,5 per cento preconizzato dal Cancelliere, infatti, si è ridotto a un 1,75 (a fronte del 3,1 dello scorso anno), con un tasso di inflazione rimasto al 2 per cento ma con un sostanziale aumento di quello dell’occupazione, dato record nella storia della Gran Bretagna con oltre 330 mila nuovi assunti e un totale di 28.8 milioni di occupati. Per il prossimo anno la previsione di crescita è del 2-2,5 per cento mentre per il 2007 si parla di una forbice che va dal 2,75 al 3,25.
Brown, come al solito, si è difeso attaccando: prima i Tories e i disastri economici che il Labour ha dovuto ereditare da loro (un modo molto italiano), poi il caro petrolio, le pressioni inflazionistiche interne e la congiuntura negativa a livello mondiale innescatasi con l’11 settembre. Ma la realtà resta tough, per usare il termine che il Cancelliere ha sciorinato per descrivere l’anno appena trascorso: stando a uno studio dell’Office for National Statistics (Ons) nella seconda metà del 2005 il tasso annuale di crescita è stato dell’1,5 per cento, un dato di debolezza che riporta la Gran Bretagna al 1993.
Quale ricetta? In una sorta di gioco delle tre carte, tipico dei suoi pre-Budget, Brown ha quindi cercato di inviare un segnale di ottimismo snocciolando cifre entusiastiche sugli investimenti strategici dei prossimi anni (ricerca, sviluppo, energia e settore pubblico), autocelebrandosi per il rispetto della golden rule e svelando un piano per lo sviluppo dell’edilizia e della ownership immobiliare. Caro Economist, attendiamo di leggere qualcosa al riguardo. M.B.
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