L’ecumenismo ideologico di Walter Veltroni per ora riesce a disorientare ex Dc ed ex Pci

Di Cominelli Giovanni
25 Ottobre 2007

La costituzione del Partito democratico non elimina dalla politica né le tracce del cattolicesimo politico né quelle del marxismo politico. Tuttavia la “forma politica” di quelle culture si è liquefatta nella nuova forma-partito. Sono culture, non sono più culture politiche. Si conclude una storia che per i cattolici era incominciata dal Codice di Camaldoli del 18-23 luglio 1943 e dalle Idee ricostruttive della Democrazia cristiana del 26 luglio 1943. Resta la Chiesa di Bagnasco, restano i cattolici uti singuli o associati in imprese culturali e sociali, ma un ciclo storico si è irreversibilmente concluso. Questo evento imponente, che la fine della Dc aveva largamente anticipato negli anni Novanta, tende a velare agli occhi dell’opinione pubblica un’altra fine drammatica: quella del marxismo politico. Il marxismo, nella variante rivoluzionaria di Marx e in quella socialdemocratica di Lassalle, ha forgiato l’identità della sinistra in Italia e in Europa. Terreno principale di questo dramma è la sinistra. Benché maggioranza consistente nel Pd, appare la più smarrita. Si guarda allo specchio e non si riconosce più. Se non è più marxista, la sinistra italiana che cos’è? Non avendo avuto il coraggio della Neue Mitte di Schröder o del New Labour di Blair (il coraggio del liberalismo di sinistra o di quello comunitarian) la sinistra già comunista e socialista è divenuta afasica. La cultura politica fondativa del Pd è tutta da elaborare, benché non manchino frammenti. L’ecumenismo ideologico del Veltroni-pensiero funziona per ora come pars deluens. Il Pd è un partito-ellisse, i cui due fuochi (quello già cattolico e quello già comunista) sono, al momento, mobili e incerti. E questo spiega, per reazione, il milione di persone in piazza il 20 ottobre dietro le bandiere rosse di Rifondazione e simili. Cercano l’identità compatta e le parole del marxismo perenne. Tuttavia, l’ideologia della sinistra radicale che si rifà alle correnti eterodosse del marxismo storico, sta a Marx come la New Age sta a Cristo. Marx l’avrebbe sprezzantemente bollata come “socialismo utopistico”. Nella sua previsione dell’evoluzione della storia il pieno sviluppo capitalistico era lo stadio necessario, che precede la dittatura del proletariato e poi il comunismo della società senza classi. Viceversa, il comunismo movimentista di Bertinotti non è marxista, è un pout-pourri confuso dei cascami ideologici della New Age secolo XX. Per la sinistra incomincia la traversata nel deserto.

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