L’educazione al tempo di internet di una suora di clausura

Di Mangiarotti Gabriele
22 Dicembre 2005
«EDUCA SOLO CHI è EDUCATO». A PARTIRE DALL'APPELLO, LA TESTIMONIANZA DI SUOR GLORIA

Suor Gloria Riva, monaca di clausura nel Monastero Adoratrici Perpetue di Monza, durante il periodo del dibattito sul referendum per l’abrogazione della Legge 40 aveva aperto un dialogo con le ‘mamme in provetta’. Le spronava a chiedersi le ragioni profonde del percorso che avevano scelto. A chi le chiedeva che cosa ne sapesse lei di fecondazione assitita Suor Gloria rispondeva – oltre che con la precisione di uno scienziato – con la risposta: «La vita mi interpella, sempre». L’abbiamo voluta incontrare per continuare il dialogo con lei a partire da quell’appello sull’educazione (cfr. Tempi n. 47) firmato da importanti esponenti laici e cattolici del nostro paese.
«Dio – dice – è il vero educatore, la Rivelazione stessa è volta ad educare l’uomo al Vero e al Bene, ad essere, cioè, a immagine di Dio. Lo spazio contemplativo aiuta a rileggere la propria vita alla luce della Presenza educante di Dio manifestatasi in molteplici ‘attori’. Solo chi compie questa rilettura, solo chi è consapevole di essere stato educato da Dio diventa in grado di educare. La fede, dunque, e la fede in una Presenza altra, è la grande protagonista dell’educare, per questo una vocazione come la nostra sta alla radice dell’educare. Io stessa sperimento quotidianamente che solo la sosta contemplativa davanti a Colui che è, mi mette in grado di capire ciò che nella mia vita e nella storia non è, ciò che, dunque, ha bisogno di essere ri-orientato, consolidato nel vero, in una parola: educato».
Cosa significa per lei, oggi?
La nostra Madre ha raggiunto gli uomini del suo tempo attraverso gli strumenti a lei a disposizione. Ha chiamato l’intera città alla preghiera segnalando l’avvicendarsi continuo delle monache davanti all’Eucaristia con tre tocchi di campana. Oggi che tutto questo non ha più la stessa incidenza di allora, oggi che le chiese sono vuote e gli uomini bisognosi di incontrare Cristo, sparsi nelle strade e nelle piazze, occorreva trovare qualcosa di più efficace delle campane per segnalare la Presenza. La nuova piazza del mondo in cui far risuonare la voce delle nostre campane ci è parsa allora quella di Internet, un luogo frequentato a più livelli da diverse persone di qualunque età e ceto. Abbiamo così avviato delle conversazioni con gli utenti in due siti: www.culturacattolica.it e www.beth-or.org. Nel primo, proponiamo soprattutto articoli su arte e spiritualità, arte e liturgia; nel secondo offriamo sussidi per l’adorazione eucaristica e progetti missionari da sostenere.
Prima ha detto che «non si educa se non si è educati». Nella sua vita che cosa la educa maggiormente?
Sono stata educata al pensiero critico, se davanti a un dipinto si ascolta il cuore, davanti ai problemi della vita si fa spesso ricorso alle valutazioni della razionalità. Siamo stati educati ad assimilare una filosofia per cambiare modo di vivere e così ci rapportiamo spesso anche alla fede cristiana. Questo processo, specificamente occidentale, non è da escludere, resta valido, ma debbo dire che in questo lunghi anni di vita monastica ho imparato ad apprezzare il valore educativo della disciplina, o dell’ascesi. Accanto alla fede l’altra grande scuola è la vita (come ci ha ricordato l’allora cardinale Ratzinger nella sua indimenticabile Introduzione al Cristianesimo: «Stare per comprendere»). Mi educa ancora, certamente, la riflessione, il pensiero, ma sono educata anche dai gesti. Si desidera a volte modificare la liturgia perché avvertita lontana dalla realtà, mentre non si dà sufficientemente peso alla valenza educativa del gesto. Bisogna recuperare questo dato e allora ci si accorgerà che il gesto educa, quanto meno suscita la domanda in chi lo compie e, quando sorge la domanda, il cuore è molto più aperto alla risposta. Oggi mi educa la Chiesa, la gioia e la fierezza di quest’appartenenza.

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