Legge del contrappasso per il parlamento belga
Chi di giustizialismo ferisce di giustizialismo perisce. A metà degli anni Novanta il parlamento belga aveva stupito il mondo approvando una legge sui crimini di guerra che permetteva a chiunque di denunciare ai tribunali di Bruxelles delitti compiuti all’estero da stranieri contro altri stranieri. Qualche giorno fa la Corte di Appello di Bruxelles ha stupito il mondo condannando niente meno che il Parlamento belga, ovvero la Camera dei deputati, nella persona del suo presidente Herman De Croo, per “violazione del dovere di prudenza”. La pena è poco più che simbolica: il pagamento di 1 euro di danni e la pubblicazione della sentenza su due quotidiani nazionali. Ma lo schiaffo all'”immunità assoluta del parlamentare”, come l’ha definita il presidente De Croo, è stato bruciante. Tanto più che a infliggerlo è stato il più improbabile dei soggetti: la Chiesa universale del Regno di Dio, un movimento neopentecostale brasiliano che vanta sei milioni di affiliati nel mondo e che si era rivolto alla magistratura ritenendosi diffamato. La colpa del parlamento belga è stata di definire la setta “un’organizzazione criminale avente come solo scopo l’arricchimento” in un suo rapporto, steso da una commissione parlamentare di inchiesta sulle sètte religiose. «È una specie di colpo di Stato giudiziario», ha commentato la sentenza il giurista Marc Uyttendaele, marito del ministro della giustizia. Parole che avrebbero benissimo potuto pronunciare i vari capi di Stato incriminati in passato in base alla legge belga sui crimini di guerra.
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