L’EMBRIONE SONO IO

Di Carbone Giorgio Maria
21 Aprile 2005
I TRUCCHETTI LINGUISTICI DEL CORRIERE DELLA SERA, CHE VORREBBE FARCI CREDERE CHE ESISTA UN PRE-EMBRIONE. MA LA REALTA' E LA LETTERATURA SCIENTIFICA DICONO ALTRO

Sul Corriere della Sera del 12 aprile 2005, p. 9, dopo il promettente titolo “La posizione della scienza”, è scritto: «Entro i primi quattordici giorni dal concepimento, l’embrione è un potenziale uomo, ma non è ancora persona in quanto non c’è differenziazione del sistema nervoso».
Tuttavia, stando alle migliaia di articoli e saggi di biologia e, in particolare, di biologia dello sviluppo, non è proprio così. Sarebbe lungo citare questa letteratura scientifica. Mi limito a riportare queste fonti tra le più autorevoli in campo internazionale. Scott F. Gilbert, celebre biologo statunitense nel suo trattato (Developmental Biology, Sinauer, Sunderland MA, 2002, cap. 7), che è il manuale di Biologia dello sviluppo più diffuso nelle università Usa e che è tradotto in diverse lingue, scrive che: «Con la fertilizzazione inizia un nuovo organismo vivente. C’è un unico continuo processo dalla fertilizzazione allo sviluppo embrionale e fetale, alla crescita postnatale, alla senescenza fino alla morte». La prestigiosa rivista scientifica British Medical Journal, nel suo editoriale del novembre 2000, ha scritto che «l’individuo umano allo stadio di embrione è l’attivo orchestratore del proprio annidamento e della propria vita». Il Comitato Warnock, un comitato inglese che negli anni Ottanta riunì i migliori biologi britannici, concluse i suoi lavori con un rapporto in cui si dice che: «Una volta che (il processo di sviluppo) è iniziato, non c’è uno stadio particolare del processo che sia più importante di un altro: tutte le fasi sono parti di un processo continuo […] Perciò, da un punto di vista biologico, non si può identificare un singolo stadio nello sviluppo dell’embrione al di là del quale l’embrione in vitro non dovrebbe essere mantenuto in vita».
Queste constatazioni della biologia dello sviluppo sono affermate anche da alcune raccomandazioni del Consiglio d’Europa: «L’embrione umano, pur sviluppandosi in fasi successive indicate con definizioni differenti (zigote, morula, blastula, embrione pre-impianto, embrione, feto) manifesta comunque una differenziazione progressiva del suo organismo, e tuttavia mantiene continuamente la propria identità biologica e genetica» (racc. n. 1100/1989, § 7); «Fin dalla fecondazione dell’ovulo la vita umana si sviluppa in modo continuo, sicché non si possono fare distinzioni durante le prime fasi del suo sviluppo e si rivela quindi necessaria una definizione dello statuto biologico dell’embrione umano» (racc. n. 1046/1986, § 5).

I NOSTRI STESSI CROMOSOMI
L’individuo vivente della specie umana, formatosi con il processo della fecondazione, è un’unità fortemente integrata in costante e continuo sviluppo. Da forme molto semplici svilupperà forme, tessuti e organi sempre più complessi. Questa differenziazione non avviene a caso, ma è guidata dal Dna, così anche la comparsa dell’abbozzo del sistema nervoso non avviene né all’improvviso né a caso, ma è determinata dalle attività precedenti di differenziazione delle cellule e dei tessuti.
L’embrione umano non è un potenziale uomo, ma è un essere individuale della specie sapiens sapiens (ha 46 cromosomi che solo la nostra specie ha), è dunque già uomo perché appartiene alla nostra specie, ma è allo stadio embrionale, come un feto o un neonato è già un uomo, ma allo stadio fetale o neonatale. “Embrione” indica semplicemente uno stadio preciso nel ciclo vitale di un vivente.

* Docente di Bioetica presso l’Università di Bologna

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