L’equilibrio di Hertsgaard
Come scrive il sommo Clive S. Lewis, «Ciò che possiamo chiamare Britannia è sempre ossessionato da ciò che possiamo chiamare Logres. Avete mai notato che noi siamo due paesi? Dopo ogni Artù viene un Mordred; dietro a ogni Milton c’è un Cromwell: una nazione di poeti, una nazione di bottegai. Quella che gli altri scambiano per ipocrisia è solo la lotta tra Logres e Britannia». «Allora l’Inghilterra è solo questo ondeggiare avanti e indietro fra Logres e Britannia?» «Sì. Non la percepite? L’essenza stessa dell’Inghilterra. [Ma] questa ossessione non è una nostra peculiarità. Ogni popolo ha le proprie. L’Inghilterra non gode di alcun privilegio» (in Quell’orribile forza).
Un’invenzione letteraria, certo. Ma come sempre in Lewis piena di profonda saggezza. Un’immagine per dire che ciascun popolo ha una vocazione specifica al bene, una sua maniera tipica di realizzare alcuni aspetti positivi dell’umano. E, dato che il peccato originale non risparmia nessuno, una sua propria tentazione, un modo particolare di contravvenire alla sua vocazione e di rovesciarla nella sua caricatura diabolica.
Non so se Mark Hertsgaard, giornalista, collaboratore di testate come The New York Times, Newsweek, L’Express, Der Spiegel, abbia letto Lewis. Ma certo guarda la sua patria con gli stessi occhi. «Amo l’America e continuo a provare un profondo rispetto per gli ideali su cui si fondano gli Stati Uniti: da 225 anni essi sopravvivono come la formula ispiratrice della vita, della libertà e della ricerca della felicità. Ma l’America, temo, si è allontanata dai suoi ideali fondamentali. Quando tratti gli altri paesi come dei tuoi sottoposti, ti devi aspettare del risentimento da parte loro, soprattutto se rifiuti di ammettere – anche con te stesso – di comportarti a quel modo». In mezzo all’odierno tifo da stadio pro o contro lo zio Sam un piccolo modello di equilibrio.
Mark Hertsgaard, L’ombra dell’aquila, 226 pp. Garzanti, euro 14.
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