L’EREDITA’ DI GIOVANNI PAOLO II

Di Ferrari Anna
19 Maggio 2005

Dalle conversazioni con Tischner e Michalski, nasce il libro di Giovanni Paolo II. Esaminando la rivoluzione avvenuta in Europa con Cartesio e l’Illuminismo, che subordina l’essere al pensiero, il Papa riscontra che una filosofia senza cristianesimo porta l’uomo a trovarsi solo innanzi alla definizione di bene e male, e a dover operare scelte capaci di condurre la storia umana fino agli stermini e all’eliminazione dei diritti della persona, all’aborto, al riconoscimento delle unioni omosessuali, ad attaccare la famiglia.
Conserva sempre nel cuore la Polonia, l’attaccamento del popolo ai valori fino al sangue e l’unità culturale con l’Europa. Al contrario in Occidente, nella cultura e nella morale, riemergono agnosticismo e positivismo ateo. Una deriva che la Chiesa ha cercato di arginare, contribuendo allo sviluppo delle identità nazionali, senza però rimanerne immune, dallo scisma, alla riforma, all’ateismo generalizzato di oggi.
Nel riconoscimento dei diritti dell’uomo nella storia moderna legge l’utilità per la formazione della giustizia sociale, ultimamente radicata nel Vangelo.
La propaganda antireligiosa ha devastato le coscienze nella morale personale, familiare e sociale., ma l’eterna legge di Dio non può essere contraddetta dalla legge degli uomini. La stessa espressione della democrazia, appoggiata dalla Chiesa, deve essere messa in discussione se in contrasto coni la legge di Dio e natura, come è nel caso dell’aborto.
Nell’ultima parte del libro, alla memoria è riconosciuta l’identità degli uomini: la Chiesa è il custode ultimo della memoria della storia umana e della redenzione divina; il luogo in cui anche la dolorosa rievocazione dell’attentato del 13 maggio 1981 si intreccia con l’evento del perdono.
Consapevole di essere un servo inutile, il Papa affronta l’ideologia della prepotenza nel mondo di oggi.
Gli uomini terranno conto delle lezioni della storia?

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