L’errore politico degli anti-Chavez
Lontano è il Venezuela, ma dal grottesco ribaltone e controribaltone in cui la piazza ha prima travolto Hugo Chávez Frías, e poi lo ha riportato in capo a tre giorni alla presidenza, vengono due lezioni istruttive. Lezione numero uno: golpista fallito nel 1992 contro il “governo corrotto” di Carlos Andrés Pérez, una sorta di Craxi venezuelano, Chávez era poi stato eletto presidente della repubblica proprio rivendicando il carisma di quella sua “rivoluzione”. E aveva teorizzato una nuova democrazia “sostanziale” da contrapporre a quella rappresentativa e “formale” tradizionale. Al punto da fare ostruzionismo all’Organizzazione degli Stati Americani quando la stessa Osa aveva proposto di istituzionalizzare l’espulsione dal “club” dei Paesi in cui la “legalità democratica” venisse interrotta. Il golpista revocatore si è trovato poi “revocato” da un golpe e difeso dall’Osa in base a quello stesso principio da lui contestato. Seconda lezione: dopo che Chávez era riuscito a mettere contro di sé sindacati, imprenditori e vertici militari, il presidente ad interim Carmona in sole 24 ore è riuscito a fare peggio di lui, dichiarando la decadenza immediata di Costituzione, Assemblea Nazionale e legislazione completa di Chávez. Che erano state approvate con procedura costituzionale ineccepibile. E nel far ciò Carmona ha non solo provocato l’ira del popolo dei ranchos da cui viene il 56% della popolazione, e la base di forza di Chávez. Si è pure messo contro la centrale sindacale Ctv, che era stata l’artiglieria pesante della protesta anti-Chávez. Il fronte anti-Chávez ha dimenticato che non rappresentava la maggioranza del Paese, ma una minoranza di grossi imprenditori e lavoratori dipendenti ipergarantiti. Che avevano potuto vincere il braccio di ferro dello sciopero generale col colonnello sulle nomine della società petrolifera Pdevsa solo perché di fronte all’evidente crisi del potere i rancheros si erano chiamati da parte. Ma invece di tendere loro la mano, i vincitori hanno stupidamente revocato quel po’ di misure che il precedente regime aveva loro concesso, primo fra tutti la riforma agraria. Molta demagogia ma anche qualche conquista sacrosanta. E così, hanno provocato la controrivoluzione, o controcontrorivoluzione che dir si voglia. Insomma: gli scioperi generali di chi è inquadrato dai sindacati rappresentano qualcosa, ma la maggioranza rappresenta di più, anche se non è iscritta ai sindacati. E anche questa è una lezione che in Italia andrebbe meditata.
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