L’estate dei bambini
Dal mio osservatorio estivo e privilegiato sul mondo fatto di tempo libero, cioè di tempo per guardare, leggere, riposare, un pensiero dominante mi frulla per la mente: proprio perché più che per noi l’estate è il tempo dei bambini, per i bambini, per i figli. E così ecco i figli della Roma-bene che sostengono la maturità pensando al treno che li porterà a Genova a protestare contro i potenti e forse anche all’aereo che li porterà nel college americano più esclusivo alla faccia dei figli del Terzo mondo. Ed ecco un padre che sotto l’ombrellone con la figlia tredicenne un po’ malmostosa e adolescente. E la solitudine dell’ex galeotto Jean Valjean che abbraccia la solitudine dell’orfana Cosetta (Victor Hugo, I miserabili). E la mamma che per giorni prepara la figlia paurosa ad entrare nel mare con tattiche degne di Napoleone. E le bellissime parole di Antonio Ricci (in Striscia la tivù, Einaudi): «d’estate gli ascolti tivù crollano. La bella stagione consente l’uscita di casa. La dipendenza non esiste ancora. Provate ad andare a dire a dei bambini che stanno facendo il bagno in mare: “presto uscite, dobbiamo correre a casa che stanno iniziando i cartoni!”». E il pallone, il bagno, la bicicletta, le canzoncine inventate dalla più piccola, la corda, qualche litigata, i castelli di sabbia, le mappe dei nascondigli segreti, i gelati, ma chi è Dragon Ball? E la bellissime parole dono di Régine Pernoud (nel prezioso libricino Testimoni della luce, Gribaudi): «il prossimo millennio avrà successo solo nella misura in cui saremo in grado di rispettare il bambino. L’amore ai bambini dovrà essere la sfida principale. Il mondo non è in grado di farne a meno. Dovremmo preoccuparci di questo prima di pensare alla pensione a 55 anni. Una volta si parlava dei “domani che cantano”. Chi realizzerà i nostri domani se non i più piccoli?»
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