L’eterogenesi dei Fini (e dei Le Pen)

Di Lodovico Festa
16 Maggio 2002
«Michele Santoro idem: figuriamoci, lo manderebbero in esilio tibetano»

«Michele Santoro idem: figuriamoci, lo manderebbero in esilio tibetano», scrive Niki Vendola su Liberazione, riferendosi alle pulsioni antisantoriane del centrodestra. In quell’“esilio tibetano” si legge tutta la degenerazione in atto nella cultura dei militanti neocomunisti. Come si fa a offendere così l’opera di liberazione compiuta nell’Asia centrale dall’Esercito popolare cinese? *** «“Anche Fortuyn era uno come noi”. Già c’è la idealizzazione», così scrive Leonardo Coen su Repubblica commentando le parole di un olandese accorso alla veglia alla salma di Pim Fortuyn. Che vergogna, già l’idealizzano, dicono che era uno come loro. E nessuno sputa sulla salma. Dove andremo a finire? *** «Per quanto possa apparire politicamente blasfemo, la posizione più coerente, almeno dal punto di vista concettuale, sull’immigrazione è proprio quella di Le Pen», scrive Massimo Fini sul Giorno. Delle convinzioni e dell’unilinearità del ragionamento del tormentato opinionista dubita persino la redazione del Giorno che infatti firma (e Sigmund Freud ha spiegato compiutamente la valenza di “certi” errori) l’editoriale “Giancarlo” Fini. *** «Credo che sia venuto il momento di affrontare il tema anche dal punto di vista sociale, proponendo anche ai paesi del terzo mondo un modello di sviluppo che preveda la famiglia come fulcro della società», dice Roberto Maroni alla Padania. Cribbio, il mondo è andato avanti tanto a lungo con tutte le sue pesantissime contraddizioni, mentre c’era una ricetta a disposizione così semplice come quella proposta da Maroni. *** «I professionisti della malafede, i mestieranti dell’insulto e, quel che più conta, i venditori di verità rovesciate hanno scaricato il loro incivile grido di gioia», scrive Giuseppe D’Avanzo su Repubblica. No, non è un’autocritica ultrabarocca. Ce l’ha, ultrabaroccamente, con Maurizio Gasparri e Renato Schifani. *** «Il grande maestro dell’oralità Marcel Jousse ammoniva: “Amate quel che non udrete due volte”», scrive Guido Ceronetti sulla Stampa. Ecco una citazione che Enzo Biagi dovrebbe leggere e rileggere almeno una decina di volte al giorno. *** «Sarebbe ingeneroso liquidare l’inchiesta come una banale ricerca di clamore», dice Enzo Bianco alla Stampa. Tratta del caso Napoli. C’è da credergli. In fatto di “banali ricerche di clamore”, Bianco è un’autorità internazionale. *** «Le sinistre hanno visto in quest’ondata solo un pericolo, e non anche un ammonimento e addirittura una chance», scrive Paolo Flores D’Arcais sull’Unità. Dopo una lunga e politicamente corretta esercitazione antilepeniana, alla fine non sfugge a Flores il carattere giustizialista del Fronte nazionale: e allora si apre un po’ alle idee dei vituperati camerati francesi. Al cuore non si comanda.

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