L’etichetta c’è ma non si vede

Di Pavarini Maria Cristina
17 Aprile 2003
La subdola moda no logo

La complessa realtà del mercato diventa sempre più contradditoria. Il fenomeno del no logo, del rifiuto, cioè, di etichette evidenti, di marchi urlati e di nomi famosi, più importanti del prodotto stesso, è sempre più diffuso. Anche i marchi più noti nell’abbigliamento e nell’arredamento, soprattutto, mostrano in maniera meno evidente il loro marchio. Ikea, ad esempio, promuove prodotti funzionali e piacevoli, ma dall’aspetto anonimo. Muji, l’azienda giapponese che propone i suoi prodotti essenziali (per ora solo in Gran Bretagna e Francia) in negozi dallo stile rilassato, presenta prodotti contrassegnati da etichette che elencano solo i contenuti dei suoi prodottti e nient’altro. Sembra che il mondo sia stanco di etichette, di schemi e di apparenze. Ma d’apparenza si tratta. Un fenomeno ormai dilagante negli Usa è, infatti, l’etichetta elettronica, la smart tag, cioè l’etichetta intelligente. Tutto può essere catalogato, grazie a questo microchip invisibile: dal cane, al bullone, all’auto fino alla t-shirt che indossiamo. L’etichetta macroscopica scompare, ma ricompare in maniera più subdola.

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