Letizia dimezzata
Nuovi bastoni fra le ruote della riforma delle superiori. Nell’incontro di settimana scorsa le Regioni hanno posto come condizione per dare il parere che il Ministro ha l’obbligo di acquisire (anche se non di seguire) lo slittamento dell’inizio della nuova scuola all’autunno 2007, e nel frattempo il blocco di ogni sperimentazione. Il Ministro, spaventato dall’idea del conflitto istituzionale che si aprirebbe se proseguisse senza il prescritto parere, ha ceduto. Le regioni daranno il loro “no” e il ministro può procedere. «Hanno vinto tutti» ha commentato il Corriere nel dare la notizia. In un certo senso è vero. Sono contente scuole e insegnanti, che rimandano il problema (e pensano che ancora una volta non se ne farà nulla). È contento il ministro, che vede proseguire la sua opera e insieme si toglie di torno il problema delle reazioni delle scuole: saranno affari di qualcun altro, l’anno prossimo (e con le elezioni in vista non è male.). Ma più contenta di tutti è la sinistra, che si trova davanti un’occasione d’oro: a un eventuale prossimo governo ulivista basteranno pochi, pochissimi ritocchi per realizzare l’agognato biennio unico. Tutti in aula fino a sedici anni, con percorsi sostanzialmente simili, secondo la proposta formulata negli anni settanta dall’allora responsabile scuola del Pci onorevole Raicich (nemmeno Berlinguer si era spinto così in là: la sua uniformità finiva a quindici anni). Il secondo canale, cardine della nuova secondaria promessa dalla legge 53, si troverebbe facilmente svuotato: basta che un altro governo dia i soldi per realizzarlo solo ai licei e sarà la generalizzazione del modello toscoemiliano: l’unico vero padrone dei ragazzi è la scuola, che appalta alcune ore ai centri di formazione. Con tanti saluti al modello lombardo-veneto, alla concorrenza tra scuola e formazione per disegnare i percorsi migliori, alle migliaia di ragazzi che i corsi sperimentali dei Cfp da tre anni a questa parte stanno recuperando. Non sono paranoie d’un pessimista. Sul Corriere di domenica 18 gli uomini di scuola della sinistra – Costa, Ranieri, Farinelli – lo dicono apertamente: non ripartiremo da zero, bastano alcuni ritocchi.
Gli unici scontenti siamo noi. Insegnanti che da anni lavorano a un cambiamento vero usando tutte le possibilità dell’autonomia, che stanno facendo dei corsi sperimentali un’occasione vera di promozione culturale e sociale dei ragazzi, che aspettano dalla riforma il consolidamento dei loro tentativi. Ma non ci arrendiamo. Ci sono ancora i passaggi nelle commissioni parlamentari, dove il decreto può essere rimesso sui suoi binari. Signor ministro, non è sola contro le Regioni, non svenda il cuore della riforma per un piatto di lenticchie.
*Presidente associazione insegnanti Diesse-Didattica e innovazione scolastica
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