Lettera ad una nipote

Di Tempi
28 Marzo 2002
Cara Agnese, ho appena saputo che questa notte partirai per andare a Roma alla manifestazione della Cgil.

Cara Agnese,

ho appena saputo che questa notte partirai per andare a Roma alla manifestazione della Cgil. E me ne dispiace. Ho saputo anche che la proposta ti è arrivata dagli scout della tua parrocchia e di questo ancora di più mi dispiace, ma è così comodo alla tua età avere un nemico! È così comodo farti pensare che i tuoi problemi non contano e che invece quello che conta è “ la libertà di fare quello che vuoi” e che “Paperone” vuole impedirtelo ed è contro di lui che bisogna lottare tutti insieme perché ormai si capisce bene chi è il “cattivo” (lo dicono anche all’estero!). E così vai e la cosa sicuramente, vedrai, sarà esaltante tanto da farti dimenticare quello che ti fa soffrire veramente, dentro… Per gli uomini che sono sicuri di salvarsi da soli il male lo fanno sempre gli altri, il male non è un problema personale, ma sociologico, collettivo: abbatti, se vuoi perfino democraticamente, il cattivo e sei libero e puoi finalmente fare quello che vuoi. Invece, cara nipote, tuo zio nelle canzoni che fino a poco tempo fa ascoltavi con commozione, dice proprio il contrario: il male lo possiamo fare tutti e nemmeno averlo subìto nella forma più grave che è quella dello sterminio ci libera da questo male e ogni costruzione umana somiglierà sempre più alla torre di Babele perché l’Unico che può salvarci è Cristo e Cristo oggi puoi incontrarlo nella Chiesa, la sua Erede. Ma c’è chi lavora ogni giorno perché tu non possa incontrarLo. E tu vai a Roma: basta aggiungere due righe in più alla motivazione, aggiungerci il peso di un morto di cui ci si vuole appropriare e via! Hai notato con quanta discrezione qualcuno ha voluto piantare il suo distintivo sul corpo dell’ultimo innocente assassinato? Generazioni di idioti e di violenti si sono tramandate nei secoli i principi generali dell’allevamento dei giovani: è necessario blandirvi sempre e non contraddirvi mai, perché voi, in quanto “giovani”, avete sempre ragione; non bisogna assolutamente educarvi alla fatica perché attraverso questa potreste chiedervi il significato delle cose e della vita (minimo sforzo per il massimo risultato: guarda quanto guadagna un calciatore, un attore o un cantante); la violenza non è sempre sbagliata anzi in certi casi non è più nemmeno violenza (aiuta molto in questo il vuoto fragoroso di migliaia di discoteche e le “sane” dimostrazioni sportive delle tifoserie dei vari ultrà); non bisogna educarvi alla Bellezza e alla Verità, ma a ciò che è televisivamente e radiofonicamente valido cioè, sostanzialmente a quello che produce e fa circolare il denaro (a questo scopo abbiamo tutta una gamma di prodotti intercambiabili che come minimo generano assuefazione e rincoglioniscono per osmosi); bisogna esercitare in voi la capacità di riconoscere un “nemico” su cui riversare sempre la colpa di tutto (della vostra insicurezza, del matrimonio andato a male, del lavoro che non si trova, del fatto che la notte non dormite, della situazione politica, dell’effetto serra…); bisogna perpetuare la vostra adolescenza in eterno in modo che non vi accorgiate che il tempo passa (perché quello passa lo stesso sai, se ne frega della politica il tempo: non va mica a scadenze elettorali); e poi soprattutto la religione dei “cazzipropri”: ognuno deve essere libero di adorare se stesso, Narciso insomma…

La Pasqua che sta per giungere ridesti in te un desiderio di Vita Nuova. Ti abbraccio come quando eri piccina.

Il tuo zio Claudio

Lettera del cantautore Claudio Chieffo a sua nipote

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