LETTERA A MELLONI
E’ cosa che non mi riguarda nel modo più assoluto se Pio XII verrà beatificato o meno. Questo non mi impedisce di valutare il dibattito aperto dal Corriere della Sera a partire da un documento che esplicitava alcune scelte del Pontefice negli anni della Seconda guerra mondiale. Il fatto che la conversione forzata e la successiva scelta di non dare la possibilità di tornare in un ambiente ebraico siano avvenute in quegli anni tremendi non cambia a mio avviso la questione e non ne aggrava il giudizio. Si tratta di un comportamento già noto. Per secoli vi sono stati bambini ebrei rapiti e convertiti. Non è un caso se, nell’ambito del dialogo ebraico cristiano, Giovanni Paolo II abbia sentito l’esigenza di chiedere perdono per gli atti di antisemitismo compiuti dalla Chiesa. E’ un gesto chiaro che toglie l’alibi a chi vuole rinchiudere l’odio antiebraico dentro Auschwitz. E’ questo uno dei rischi ai quali dovrebbe contribuire a dare una risposta la Giornata della Memoria. L’altro è banalizzare la Shoà equiparando lo sterminio degli ebrei d’Europa a ogni altro evento storico o, al contrario, sacralizzandolo. Sessanta anni. Vi anche il pericolo di limitarsi a relegare quanto successo nei musei, che divengono così nuovi templi con nuovi idoli in continuo ostacolo alla comprensione.
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