Lettere 2
Caro Direttore,
l’Ambasciata americana chiusa a Roma ha posto il governo italiano di fronte al fatto compiuto. Il governo americano, pur diretto ancora da un presidente amico della sinistra, addirittura padrino dell’Ulivo mondiale, ha considerato il governo italiano come un governo non interessato od incapace di proteggere l’ambasciata americana. Ci sono varie ragioni. Il clima di tolleranza totale verso ogni forma di richiesta islamica che è praticata dal governo e la “filìa” islamica dei cattolici secolarizzati fa sì che l’Italia sia un bel covo per i terroristi islamici. L’immigrazione islamica in Italia è recente, non è di generazioni come quella francese o inglese. E viene dalle aree magrebine in cui è più forte l’islamismo politico. L’Algeria insegna; il Marocco non è islamizzato solo perché non è una democrazia. Noi riceviamo immigrati islamici nei giorni dell’islamismo politico, immigrati che chiedono diritto alla differenza ed alla loro sharia ed espellono i crocefissi dalle scuole. Nel silenzio dei vescovi e nell’indifferenza dei politici. Vedo con interesse che dopo la “Dominus Jesus” il dialogo con le religioni è molto diminuito a livello ufficiale. Ed il tono della “Tertio Millennio Adveniente” è molto lontano da Assisi ’86 e dai fasti della comunità di Sant’Egidio. Il Capo dello Stato, il governo, la sinistra si impressionano per Insabato che ha colpito il sacrario della sinistra dove la Rossanda è sacerdote, Il Manifesto. Ebbene il governo si vede trattare come un governo non amico dal governo americano. E del resto le connessioni tra antisionismo, antiamericanismo, antimercato hanno avvicinato pericolosamente i due estremismi: quello che sorge dalle Brigate Rosse e quello che muove dal terrorismo di Ben Laden. Hanno una ideologia comune e nemici comuni. C’è anche un antiamericanismo diffuso ed un filo islamismo diffuso nel mondo cattolico. E mi dispiace dirlo, l’ho trovato anche a Rimini dove il conformismo ha spinto a far attaccare le Crociate da Lerner e farle difendere (!) da un filoislamico come Cardini. Spero che gli organizzatori di Rimini 2001 si rendano conto dei rischi del dialogo nelle ragioni cui i terrorismi possono congiungersi, dando al cardinale Biffi ragioni maggiori di quelle che credeva di avere. Non amo la parola “aggiornamento” per motivi comprensibili, ma ora non me ne viene un’altra. Amici del Meeting aggiornatevi. Fate parlare a Rimini i martiri dell’Islam; spero farete penitenza di Cardini e di Lerner circa le Crociate. La gloria dell’Italia cattolica sta nella eroica difesa di Venezia dei Papa e degli spagnoli contro i turchi, che hanno salvato l’Europa di tutti. Ritrovate, amici del Meeting, un po’ di quello spirito. Gioverà alle vostre anime; ed anche alla vostra cultura e alla vostra politica. Non fate di Rimini un Sant’Egidio bis, ne basta, ed avanza, uno.
Gianni Baget Bozzo
La tua spigolosa franchezza, caro don Gianni, non ci toglie l’amabilità e la passione con cui ci collabori. Però tu sai meglio di noi che il Meeting è la fronte di un popolo, mentre sant’Egidio, tutt’al più, è una bella cartolina, non sapremmo più dire se dell’Unicef o della Lega Araba. La gloria dell’Italia cattolica starà pure in quella storia a cui tu accenni, ma sembra che la gloria di Dio è l’uomo vivente. L’Islam sa cosa lo attende davanti a un’autentica presenza cristiana: la conversione alla verità del cosmo, cioè Gesù Cristo o, come sempre, la possibilità di imparare che Dio ha creato l’uomo libero e non sarà una scimitarra o una Jiad a piegarlo a un Profeta. Ma forse arriverà prima il Grande Fratello.
Carissimo direttore,
nel corso di una mia personale ricerca sul confronto tra la concezione liberale e il socialismo, mi sono imbattuta nel proffessor Bobbio e in una clamorosa ‘dimenticanza’ del nostro filosofo che desidero farle conoscere. In un’intervista rilasciata a G. Bosetti, apparsa su”L’Unità” del 30/1/1993, p. 2 (“Non mi rassegno alle disuguaglianze”), Bobbio invitava la sinistra, costretta dopo il crollo del comunismo a vistosi cambiamenti, a non retrocedere rispetto alla conquista del diritto all’istruzione, alla sanità, al lavoro, alla pensione, vale a dire “i punti fermi di cui la sinistra deve andare orgogliosa”. Peccato che solo qualche anno prima (…prima di Tangentopoli e della ‘resurrezione’ della sinistra), allo stesso intervistatore abbia dichiarato:”In Italia non dobbiamo dimenticare che lo Stato sociale non è stato proposto, né deliberato, né attuato dai partiti della sinistra” (in Socialismo liberale, a cura di G. Bosetti, L’Unità, Torino 1989, p. 99). Noi non dobbiamo dimenticare, ma pare che lui possa dimenticare qualsiasi cosa: passato fascista, passato liberale … meno male che “gli anni della nostra vita sono settanta, ottanta per i più robusti”! Vostra affezionatissima lettrice
Patrizia Mastroianni, Cosenza
Carissima lei, ma che si legge ancora a fare, a Cosenza, Bobbio? Meglio Nicola Zitara. E perfino Samir Amin.
Grandissima redazione,
sono un vostro abbonato, nonché un ormai ventennale lettore di Topolino, ed ho letto gli articoli sulla Disney comparsi sul n.48 di Tempi che ho trovato molto interessanti, in particolare quello di Emanuele Boffi. Vorrei raccontarvi tre episodi. Il primo ha come tema una storia in 16 episodi intitolata:”Topokolossal”, edita a partire dal n.2171 dell’8 Luglio 1997, che vede Topolino & C. nell’ intento di rivisitare la saga di Guerre Stellari. La vicenda ritrae Topolino come un vero e proprio deficiente che non sa dire né tacere ed è inoltre caratterizzata da situazioni paradossali e surreali, senza capo né coda, con personaggi al limite dell’isteria e delle crisi di nervi. Ma la cosa più assurda è la figura di Minnie, che deve interpretare Coscienza Collettiva, una ragazza intrisa dei più alti e generosi sentimenti umani, vera e propria personificazione del buonismo, eletta a maggioranza dal popolo, la quale viene poi rapita, facendo cadere la Terra, priva della sua guida spirituale, nella guerra civile. La storia si conclude poi con il solito happy end. Si dà il caso, però, che l’autrice, nonché disegnatrice, di questa storia sia Silvia Ziche, la quale disegna le proprie strisce su “Musica”, il supplemento di Repubblica, strisce con i personaggi che sfoderano le solite battute idiote sull’inutilità e sulla caducità della vita. Il secondo episodio, questo veramente grave, è una storia comparsa sul n.2188 del 4 Novembre 1997 dal titolo:” Tip e Tap e il mistero del Ratmore College”. La vicenda ha inizio con Minnie che riceve la visita di una sua amica, appartenente alla grande borghesia, la quale, con fare aristocratico, si vanta di avere i propri nipoti studenti presso uno dei più rinomati college privati degli USA. Improvvisamente, irrompono in casa Tip e Tap, che con il proprio comportamento troppo vivace (in effetti sembrano due veri e propri teppisti) indignano a tal punto l’ospite da portarla a chiedere loro con disprezzo in quale sottospecie di istituto abbiano appreso quelle “buone maniere”. La risposta di uno dei due è categorica:”La scuola pubblica (in grassetto) in fondo alla strada.” Come si suole, i due “poveri” Tip e Tap verranno poi costretti a studiare in quello stesso college, dove ne vedranno e subiranno di tutti i colori: studenti che si comportano come veri e propri criminali con i propri compagni, professori che si dividono tra quelli che vivono solo della propria materia, con un’aria così svampita che i personaggi di “Alice nel paese delle meraviglie” in confronto sono un concentrato di coerenza, ed altri che sembrano esponenti del partito nazional-socialista. Infine, un rettore che incarna gli apetti peggiori del Führer. Anche in questo caso la giustizia alla fine trionfa. Infine, anche se cronologicamente viene prima degli altri due, uno splendido articolo sul ministro Berlinguer che incontra alcuni giovani lettori di Topolino, i quali gli pongono una serie di domande sui suoi progetti riguardo alla scuola, con tanto di elogi e compagnia bella. Probabilmente, la Walt Disney Company, in nome del politicamente corretto, ha cancellato alcune storie dai propri archivi, ma certamente, in nome del “politicamente di parte”, ha abbracciato, per un certo periodo, una vera e propria propaganda culturale filogovernativa e, comunque, ha permesso e permette tuttora a certi sceneggiatori/disegnatori di esprimere sulle pagine di un giornale per bambini la propria “celestiale” visione della società e della vita.
Christian Carrieri, Villa Verucchio (RN)
Nema problema, come dicono i serbi, nesun problema. Oggi chi vince non c’ha lu ragno impoveruto e domani ce l’ha (e magari c’ha pure l’ebola e l’Aids che nessuno gliel’aveva detto prima e la Nato c’avrà le sue colpe come ‘sti figli d’androcchia americani). Nessun problema, vedrà che Topolino del settembre 2001, e forse pure del novembre c.a, incontrerà il ministro Adornato e Pippo (ma non Baudo che lui è per la riscoperta della sicilianità) scoprirà come di recente ha scoperto il Lunati del Touring Club Italiano (che si presenta alla guida dell’Ulivo a Milano) di essere un vecchio liberale e pure un buon amministratore di condominio, ma un fetuso politico, mai.
Caro Direttore,
grazie per il bellissimo calendario che anche quest’anno ci avete voluto regalare: oramai in ufficio è diventato un classico “forse” più atteso di quello di Max (questo almeno non ti ammutolisce). Ti scrivo però anche perchè sono rimasto non completamente tranquillo alla lettura dell’articolo di Erica Scroppo (Tempi n°51 pag.21). Dopo averlo letto e riletto (anche perchè non capivo dove e se volesse arrivare da qualche parte) un campanello dentro suonava anzi stonava. Poi mi sono imbattuto nella XVI° lettera di Berlicche e ho capito (credo) per chi suona sta campana!! Ti allego uno stralcio della suddetta lettera così magari mi dici cosa ne pensi.
“….Mio caro Malacoda, nella tua ultima lettera hai accennato per caso che, dal momento della sua conversione, il tuo paziente ha continuato a frequentare una chiesa, e una sola, e che non ne è completamente soddisfatto. Posso chiederti che cosa stai facendo? Perché non mi fai pervenire rapporti sulle cause della sua fedeltà alla chiesa parrocchiale? Non capisci che ciò, se non è dovuto a indifferenza, è una cosa molto brutta? Certamente sai che se non si riesce a curare un uomo dall’andare in chiesa, la cosa migliore è mandarlo per tutto il vicinato in cerca di una chiesa che “vada bene” per lui, affinché diventi un buongustaio e un esperto in chiese. Le ragioni sono ovvie. In primo luogo l’organizzazione parrocchiale dovrebbe essere sempre attaccata perché essendo un’unità di luogo e non di simpatie, porta insieme gente di diverse classi e di differente psicologia in quel genere di unità che il Nemico desidera….. In secondo luogo, la ricerca di una chiesa “che vada bene per lui” fa dell’uomo un critico là dove il Nemico lo vuole scolaro. Dal laico in chiesa Egli vuole un atteggiamento che può, sì, essere critico nel senso che rifiuta ciò che è falso o inutile, ma che è assolutamente privo di critica nel senso che non valuta -non perde tempo a pensare ciò che rifiuta, ma si apre in una ricettività umile, priva di commento su qualsiasi nutrimento venga somministrato. (Tu vedi, quanto basso, quanto privo di spiritualità, quanto irrimediabilmente volgare è il Nemico!) Codesto atteggiamento, specie durante le prediche, crea la condizione (assai ostile a tutta la nostra politica) nella quale i luoghi comuni diventano veramente udibili dall’anima umana. È difficile trovare una predica, un libro, che possa non essere pericoloso per noi, qualora venga accolto con tale atteggiamento dello spirito. Perciò ti prego di muoverti e di far fare a questo sciocco il giro di tutte le chiese del vicinato al più presto possibile. lI rapporto di quanto hai fatto finora non ci ha molto soddisfatto…..”
Massimo Pasini, Milano
Meglio di Max? Questo sì che ti ammutolisce. Però lo ammettiamo: è vero, Dorothea Lange è meglio di Marina. Grazie per Malacoda, ma l’organizzazione parrocchiale dovrebbe sempre essere attaccata.
Durante su estancia en Madrid, la Presidenta del Parlamento Europeo, Nicole Fontaine, la que fuera durante varios años Secretaria General de la Enseñanza Católica francesa, realizó unas declaraciones a Tempi sobre la reciente Carta Europea de Derechos.
“Personalmente, pienso que la posición que finalmente se ha mantenido en relación con la herencia espiritual y moral engloba de una forma incontestable la contribución de las religiones al transcurso del tiempo; y, me parece que, de este modo, aparecen explícitas en la misma Carta muchas referencias a la familia. Y, tengo la sensación y a la vez no estoy segura de que se haya leído perfectamente esta Carta porque si la leemos observamos que el patrimonio cultural y espiritual de Europa están verdaderamente integrados en esta Carta.
Beniamin Rodriguez Manzanares, corrispondente di Tempi, Madrid
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