Lettere 29

Di Luigi Amicone
19 Luglio 2001
Buchi al pettine, onesti liberali e salve a Maria

Salve, volevo solo fare qualche appunto in maniera non-violenta e pacifica. Leggendo il vostro contro-manifesto e il vostro inno alla ragione, cercherò di usare proprio la ragione per spiegare il mio punto di vista da cattolica cristiana. Io credo nella lotta contro il “pensiero unico” che appiattisce le differenze e soffoca la personalità e l’unicità che Dio ha donato ad ogni uomo, ma sono fermamente convinta che oggi il “pensiero unico” sia quello capitalista, consumista che mercifica ogni cosa e mette l’avere sopra all’essere. Dico questo perché razionalmente lo si capisce sia dalle analisi sociologiche e antropologiche su cui, grazie alla mia università, mi è capitato di riflettere, sia dal piccolo, dalle persone che ci stanno vicino per cui la macchina, il denaro e il fisico, sono diventate le uniche cose importanti su cui basare la propria vita, “cristiana” si presume! È indubbio che i mass media dettano le regole e che la pubblicità crea i nostri bisogni, che diventano così consumo standardizzato e a-critico. Questo è secondo me il “pensiero unico” a cui bisogna pensare, e a cui reagire con la protesta ma anche con il proprio stile di vita come essere umani e come cristiani! E non dico questo perché qualcuno mi ha strumentalizzato ma perché è la mia esperienza, la mia cultura che anche se giovane credo abbia ugualmente valore. «Nessun servo può servire a due padroni: o odierà l’uno e amerà l’altro oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire a Dio e a mammona» (Luca 16-13). Vi ringrazio per l’attenzione e “pacificamente” vi saluto

Maria (Ancona)

Salve Maria, continuiamo a non capire perché tu ed altri ci scrivono evitando di presentarsi con nome e cognome. Se ti riferisci al “Non conformatevi. G8 e anti G8 da cristiani a cristiani. Contro il pensiero unico” gentilmente ospitato nel nostro sito (dev.tempi.it) non stai parlando del “nostro contro manifesto” ma di un’iniziativa presa da persone che, come si legge nelle prime righe del documento, rappresentano solo se stesse. Detto questo, siccome il direttore è tra i firmatari, cara Maria, hai torto: il capitalismo non pensa, il capitalismo è un sistema di produzione che, ad oggi, si è rivelato il meno peggio nella creazione di condizioni materiali – lavoro, benessere, libertà civili – suscettibili di modificare il mondo comune in modo razionale. Tant’è che il capitalismo non è figlio del diavolo, ma dello spirito religioso cristiano. Ridetto questo noi non difendiamo il capitalismo come il punto di arrivo della storia dell’umanità (sotto questo profilo è probabile che, leggere l’accademica di Francia fu Régine Pernoud, il disprezzatissimo perché ignoratissimo Medioevo rimanga, ad oggi, il punto più perfetto di civiltà). Il capitalismo è un punto – immaginiamo molto relativo della storia umana – che insieme ai pregi, ha gli enormi difetti e le grandi iniquità che il tuo senso di giustizia ci segnala con comprensibile furore. Ma se è vero, come è vero (come ci suggerisce il Papa e tutta la dottrina sociale della Chiesa) che i cristiani hanno la responsabilità di questo mondo, dobbiamo avere la carità (oltre di non dargli addosso, ma di pregare per “i potenti”, come ci suggerisce san Paolo) di non fare di tutta l’erba del capitalismo un fascio. E, soprattutto, di testimoniare l’originalità e l’impegno del cristiano nel mondo. A differenza di chi crede nella denuncia, nella protesta e nel grido di piazza, noi continuiamo a essere persuasi che non esista altra strada per cambiare se stessi e quindi il mondo che quella di “opere”, cioè uomini, in azione, cioè sguardo cristiano sulla realtà. Questo, ci pare, è disprezzare Mammona e servire Dio. Questo, ci pare, è ciò che fece gente come papa Leone I, santo e Magno, andando incontro ad Attila (che era Attila) non con manifestazioni (pacifiste e non), ma con la sua persona e i suoi amici all’opera. Maria, guarda la storia di san Benedetto e dei suoi monaci, contemporanei a tutte le orde barbariche che si abbatterono come uragani sulle rovine della civiltà greco-romana. Cambiarono il mondo i monaci dell’ora et labora? Sì, lo cambiarono, fermarono la barbarie, ci consegnarono pressoché intatto il pensiero (senza censurarne le pur evidenti tendenze schiavistiche, consumistiche, mafiose, pedofile, pornografiche, eccetera) dell’antichità greca e latina, costruirono una nuova civiltà, non in altro confidando che sull’immedesimazione nella persona, pensiero e opera – la Chiesa – di Gesù Cristo. Ed eccoci qui, quasi venti secoli dopo, noi cristiani del nuovo millennio, un po’ complessati, un po’ timorosi, un po’ sentimentalmente invaghiti di queste nuove ideologie, imperialiste o rivoluzionarie esse siano, sotto cui si nasconde l’errore di verità impazzite. E i soliti carnefici che, in nome delle più belle bandiere di giustizia, libertà, uguaglianza, da due secoli riempiono il mondo di lager, genocidi, fosse comuni.

Caro direttore, conservo come reliquia un ritaglio di Tempi del 19-25 aprile 2001. Vi si preannunciava il “buco” di 40-60mila miliardi, poi in parte rilevato sommessamente da Bankitalia e, di questi giorni, urbi et orbi dal nuovo ministro del Tesoro Giulio Tremonti. Possibile che lo sapevate solo voi?

Faola D’Ercole, Loreto Aprutino (Pe)

Lo sapevano tutti a Palazzo Chigi, tranne l’ex capo del Governo, l’ex ministro del Tesoro e il non ancora ex Ragioniere dello Stato. Negare l’evidenza è da pazzi diceva Aristotele, ma è comprensibile, Visco-Amato-Monorchio parlando, che “i fatti non mi tangono proprio, perché, che siano veri o no, li si può negare”. Però questo tentativo di dissolvere i fatti in opinioni, in un’Europa che, c’era da scommetterlo, avrebbe prima o poi messo il naso nei nostri conti, è una libertà un po’ troppo ardita. Perché sono arrivati a tanto e, presi con le mani nella marmellata, hanno continuato e continuano a negare “ogni addebito” di “falso (in previsione) di bilancio”? Perché preso come era preso dall’angoscia di risalire nei sondaggi, il manipulitissimo Ulivo ha giocoforza dovuto tentare la carta di una finanziaria demagogica, piena di regalie e spese fuori budget. L’ha fatta grossa, ovviamente sulle spalle dei contribuenti, comportandosi così da piccolo mariuolo, nella speranza che, in caso di sconfitta di Berlusconi, con la complicità che i grandi media non negano mai al vincitore, l’avrebbe fatta franca, magari nascondendo il disavanzo con quei trucchetti contabili di cui il precendente esecutivo pare fosse un gran specialista, di cui si aveva già qualche avvisaglia e che ora aspettiamo di conoscere nei particolari.

Caro direttore,

la lettura di Tempi stamane, dopo la sua intervista al Corriere della Sera sul G8, mi spinge a scriverle per farle i complimenti. È un comportamento come il Suo che porta a pensare, come disse Croce, che non ci si può non dire cristiani. Con stima e amicizia.

Egidio Sterpa

Grazie.

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