Lettere 30

Di Luigi Amicone
26 Luglio 2001
Tra scienza e leggenda alla ricerca della verità. Lettera aperta al Ministro Letizia Moratti

Tra scienza e leggenda alla ricerca della verità

Il telefonico ti cuoce il cervello. L’effetto serra scioglie i poli e il mare sommergerà le città costiere. Le materie prime si stanno esaurendo e la Terra rischia di essere devastata dall’uomo “cancro del pianeta”. Scenari apocalittici che le associazioni ambientaliste diffondono da anni. La realtà ha smentito le disastrose previsioni delle cassandre verdi. Per riportare nella cultura moderna fiducia nella scienza, l’Associazione bolognese “Impegno Civico” ha avviato il progetto “Scienza e Leggenda”. Una serie di conferenze patrocinate dal Comune di Bologna, dall’Assessorato alla Cultura e Ambiente e dall’Assessorato Sanità, con cui si intende dare spazio alle voci libere della ricerca scientifica e tecnologica. L’associazione “Impegno Civico” è convinta che per sconfiggere il sottosviluppo occorra globalizzare e non bloccare il progresso, che l’innovazione tecnologica e il “buon” consumismo moltiplichino i posti di lavoro e aumentino la prosperità di tutti, e che la globalizzazione correttamente intesa possa essere un’opportunità e non una iattura per i popoli del Terzo Mondo. Alla prima di queste conferenze svoltasi il 12 luglio scorso nella prestigiosa sede dell’Archiginnasio, sede della prima Università di Bologna, il prof. Renato Angelo Ricci, Presidente onorario della Società Italiana di Fisica e Presidente Associazione Italiana Fisica Nucleare, ha sottolineato quanto perniciosa sia stata la diffusione di notizie false degli ambientalisti e sostenuta dai mezzi di comunicazione di massa. «Questa è la ragione – ha precisato il prof. Ricci – per cui da un pò di tempo a questa parte, gli scienziati, fisici, chimici, oncologi, radiobiologi, ingegneri e così via, hanno ritenuto il dovere di intervenire per fare sentire la loro voce, anche perché abbiamo un dovere morale di informare al meglio l’opinione pubblica». A nome di una vasta comunità di scienziati il prof. Ricci ha ribadito che «la misura è colma ed è giunta l’ora di far sentire la propria voce». Questo perché l’integralismo ambientale sta influenzando negativamente le nuove generazioni di studenti. Ormai in Italia ed in Europa «i giovani si stanno allontanando dalle discipline scientifiche. Lo scarso interesse dei giovani verso le discipline scientifiche deriva dalle posizioni ormai diffuse di carattere antiscientifico e oscurantista». Il prof. Gabriele Falciasecca, Presidente della Fondazione Marconi, ha illustrato quante leggende sono state diffuse su quel fenomeno conosciuto come Elettrosmog. Il prof. Paolo Sequi, dell’Istituto sperimentale per la nutrizione delle piante, ha spiegato quanto sia facile assorbire la CO2 attraverso una maggiore cura del suolo. Il prof. Franco Battaglia ha concluso spiegando in dettaglio come le associazioni ecologiste, in tema di ambiente, non ne hanno azzeccata una. «Attualmente questo Paese – ha affermato Battaglia – sta sperperando miliardi grazie a una legge, voluta dal precedente governo che, ancora una volta, ha dato ascolto agli ambientalisti. Ci sarà mai qualcuno che spiegherà a costoro i fatti elementari della matematica, della fisica, della chimica, della biologia e della medicina?».

Claudia Castagnoli

Lettera aperta al Ministro Letizia Moratti

Fra le tante iniziative sulla scuola e la sua riforma che molti di noi insegnanti ci auguriamo che Lei possa intraprendere, vorrei anche ricordarle di non dimenticare la questione dell’Esame di Stato alla fine della scuola secondaria superiore, che, nella sua versione attuale, è entrato in vigore tre anni fa. La scelta più auspicabile sarebbe di eliminare questo esame, per due ordini di motivi: 1) con la legge sulla parità tra scuole pubbliche e scuole private sono venute meno le ragioni storiche che ne hanno motivato la conservazione anche nell’ordinamento repubblicano; 2) il suo esito è sottoposto a così tante variabili accidentali da diventare spesso arbitrario, tanto più quando il voto finale diventa discriminante per entrare nelle facoltà universitarie.

Non sarebbe forse più semplice ed adeguato affidare la valutazione finale di uno studente agli insegnanti che lo hanno seguito e conosciuto in ben cinque anni? E poi inserire per tutti dei test di ingresso alle diverse facoltà, in modo da verificare le competenze specifiche necessarie ad un certo tipo di studi universitari? Pur nei loro limiti, i test di ammissione alle singole Facoltà universitarie possono essere uguali su tutto il territorio nazionale e possono garantire una maggior equità nella valutazione. Se invece per l’anno prossimo l’Esame di Stato va ancora mantenuto, La prego di tener presente alcune considerazioni: 1) Per quanto riguarda la Prima Prova, gli studenti in genere scelgono non il «saggio», ma l’«articolo» e quindi giustamente non scelgono uno stile di tipo argomentativo, in quanto – come ben si conosce dagli articoli dei vari giornali – lo stile degli articoli è di tipo descrittivo o addirittura assertorio, anche perché l’articolista ha a disposizione ben poco spazio… Esito: lo scritto viene giudicato superficiale e privo di argomentazioni da insegnanti spesso troppo abituati a giudicare il tema tradizionale di tipo argomentativo. 2) Per quanto riguarda la Terza Prova ed il Colloquio orale gli studenti si trovano di fronte ad un vero e proprio rebus da risolvere: per la Terza Prova la preparazione richiesta sulle varie discipline è di tipo nozionistico, mentre nel Colloquio orale devono fare sfoggio di una conoscenza approfondita, ragionata, multidisciplinare, ecc. Vorrei prima di tutto far notare la reale difficoltà, che pare quasi nessuno consideri, di passare nello spazio di poco tempo da una disciplina all’altra: quando c’era la vecchia maturità (prima delle innovazioni del 1968) è vero che gli studenti dovevano portare tutte le materie, ma: a) fra la fine della scuola e l’inizio della maturità c’era circa un mese, e non gli attuali 10 giorni. b) Il colloquio orale si divideva in due parti (per esempio, ambito umanistico ed ambito scientifico). c) Non esisteva la Terza Prova.

Oggi invece nel Colloquio orale lo studente nello spazio di 1 ora / 1 e 30 deve presentare un argomento multidisciplinare, stando attento perché se esso comprende poche materie viene valutato limitato, se ne comprende troppe lo studente viene accusato di voler fare il “furbo”, ovvero di usare troppo tempo per evitare le domande sulle singole discipline e quindi viene interrotto nell’esposizione. Poi viene interrogato su i contenuti di tutte le altre discipline dovendo passare dall’intervento in lingua inglese, a quello su altre 7 o più discipline. Inoltre, secondo le famose griglie che gli “esperti” producono con ritmi sempre più vorticosi, l’argomento multidisciplinare che costa un bel impegno nella preparazione sia allo studente sia ai suoi insegnanti (se sono disponibili ad aiutarlo) viene valutato solo pochi punti (6 per la precisione – secondo una griglia dell’Ufficio Scolastico di Milano -, rispetto ai 35 del punteggio totale che spetta al Colloquio orale; ma alcune Commissioni lo hanno valutato anche solo 3 punti). Viene spontanea la domanda: perché perdere tanto tempo a fare un lavoro di questo genere se poi ciò che conta è la preparazione nelle singole discipline? Infine La prego di voler considerare le competenze che lo studente dovrebbe dimostrare per avere il massimo del punteggio secondo la griglia proposta dai Presidenti di molte Commissioni di Milano. A voler seguire rigorosamente la griglia pochi sarebbero i voti al di sopra dell’ottanta e diversi i respinti: in molte Commissioni prevale il buon senso e si valuta indipendentemente dalle singole voci, in altre invece… Per poi non dire delle griglie di conversione: quelle dei voti in decimi nei voti in quindicesimi; quella dei voti in decimi in voti in centesimi, ecc… Molto ancora ci sarebbe da dire, ma mi fermo qui per non tediare chi legge, restando disponibile per qualsiasi ulteriore approfondimento della questione.

Con stima, Mariella Ferrante

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