Lettere 47
Caro Luigi,
come ho scritto su queste colonne, la fine del Moderno pone l’Europa innanzi a una scelta: o la perversione del nichilismo o il ritorno dell’Antico e del Cristiano. Per Antico intendo le radici ellenistico romane d’Europa, per cristiano la sua eredità cristiana nell’ethos e nelle istituzioni: cioè il ritorno dell’Europa nel tempo dello spirito dopo la sconfitta del razionalismo e del materialismo avvenuta con la sconfitta del comunismo. Questi temi furono vivi nell’Europa degli anni ’40 dopo la fine del nazismo; le democrazie cristiane nacquero allora. La fine del nazismo aveva determinato una rinascenza anche politica della Cristianità. La parabola evangelica del seminatore ci dice che le vittorie cristiane suscitano sempre la reazione del Maligno. Ma quello che esse fondano rimane. Fu a quel sussulto civile cristiano negli anni ’50, per noi italiani legati alla morale del grande cristiano, Alcide De Gasperi, che nacque l’unità europea. Ed anche l’anticomunismo europeo è nato allora, grazie al papa che salvò dal comunismo l’Italia, Pio XII. La fine del partito è legato alla fine del partito ideologico come forma politica ed in quella forma la rinascita è impossibile. Lo si è visto nel fatto che il più grande partito cristiano d’Europa ha lasciato cadere l’uomo che aveva realizzato l’unità tedesca nella libertà e posto le basi della pace tra la Germania e l’Est: Helmut Kohl. Ma la politica di Kohl è anch’essa il frutto della rinascita della Cristianità che avvenne in Europa dopo la fine del nazismo e di fronte al comunismo. La politica della Cristianità non finisce. Non è un caso che il papa abbia posto come santo protettore dei politici San Tommaso Moro. Ci sono molte ragioni per la canonizzazione di questo santo. E mi duole che Il Giornale, in cui la cultura cattolico liberale è crudelmente minoritaria, non abbia capito il valore di quella scelta. L’Utopia è un libro che serve a dimostrare che ciò che la ragione costruisce come perfetto è irreale. Non è la fondazione del comunismo, è la sua critica. Ma i primi anni del Cinquecento sono anni in cui l’Europa si afferma come Cristianità nelle istituzioni politiche proprio innanzi alla divisione religiosa che avviene con la riforma protestante. Il Moderno ebbe con l’illuminismo esito Anticristiano: ma alle sue origini esso aveva il compito di salvare l’unità della Cristianità come civiltà dopo la fine dell’unità della Chiesa. La cristianità moderna è crollata con la prima guerra mondiale, lasciando spazio sia al nazismo che al comunismo, cioè al tentativo di separare l’Europa dal Cristianesimo. Il mercato, le libertà civili e la democrazia sono il risultato di questo sforzo di salvare la Cristianità come civiltà anche quando la potenza del Maligno aveva distrutto in Occidente l’Unità della Chiesa. La fine del Comunismo vede il Cristianesimo ad Est ritornare come identità originaria. Ed in esso, pur imperfettamente, emergono democrazia, libertà civili, mercato. La politica cristiana si fonda oggi sulla comprensione che l’Occidente è il modo con cui è stata salvata la Cristianità dopo la fine dell’Unità della Chiesa. Il problema della politica cristiana è la difesa della democrazia, delle libertà civili e del mercato: cioè la difesa della regalità di Cristo avviene oggi difendendo istituzioni laiche. Il progressismo teologico ha avuto una realizzazione finale nel cattocomunismo. Esso sacralizza la politica, intendendo il Cristianesimo come progressismo sociale, in forma subalterna al marxismo. La Chiesa viene vista come una funzione politica di critica dell’Occidente cioè, in chiave rivoluzionaria. Se un cristiano vuole combattere per il Cristo Re deve combattere per la laicità della politica, comprendendo che ogni forma di confessionalismo e di integrismo conduce, di fatto, nel campo postrivoluzionario. Proprio per questo Tommaso Moro, il santo della Cristianità come fatto culturale politico e sociale, è oggi il santo della politica italiana. Il cattocomunismo ha una radice confessionista ed integrista. Noi abbiamo due grandi santi sulla linea di Tommaso Moro: Luigi Sturzo e Alcide De Gasperi, sono i Tommaso Moro della nostra storia. Certamente non il cattocomunismo di Giorgio La Pira per cui il comunismo faceva parte della storia della salvezza. Ha confuso il segno del Cristo e dell’AntiCristo; un perfetto esempio della fusione di integrismo e di rivoluzione.
Gianni Baget Bozzo
Ignoranza da manuale? Laura ad honorem
Caro direttore,
“Se si scoprisse, per esempio, che un manuale di geografia parla dell’Unione Sovietica come se ancora esistesse o della Namibia come se ancora fosse una colonia, c’è qualcuno che in nome della libertà d’insegnamento si opporrebbe a una revisione del manuale e, nel frattempo, alla sua sostituzione? E se un testo d’esame di una facoltà d’ingegneria contenesse errori od omissioni tali da far sì che una casa costruita seguendo quel testo non stia in piedi, c’è qualcuno che difenderebbe la libertà del docente che lo ha scritto e di quello che lo ha adottato di insegnare quel che meglio pare a loro? Io sono ricercatore confermato presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Torino. La mia disciplina è “Storia e istituzioni dell’Africa”. Mi capita di essere membro della commissione d’esame di Antropologia. Esamino gli studenti insieme al titolare del corso. Da lui hanno appreso che la colonizzazione europea e poi il neocolonialismo occidentale hanno trasformato l’Africa, da prospera e pacifica che era, in un abisso di miseria. È falso. Con lui ripetono che i Nuer, una popolazione africana, sono un grande esempio di democrazia. Siccome quella Nuer è una società gerontocratica, patriarcale, comunitaria ascrittiva, non si può definire democratica. Quindi l’interpretazione del docente è priva di fondamento e tale da confondere gli studenti che, per finire, a lezione non hanno mai sentito parlare di lavoro infantile, di matrimoni forzati, di mutilazioni genitali femminili, di ruoli ascritti e di altre fondamentali istituzioni africane. Faccio male a bocciarli? Nessuno definirebbe “censura” la richiesta rivolta all’autore di un libro di correggere o eliminare una formula matematica sbagliata, o una sua personale considerazione rivelatasi scientificamente inconsistente, affinché gli studenti non imparino cose inutili o addirittura pericolose. Ma se si riconosce il diritto degli studenti di matematica a essere tutelati, perché negarlo a quelli di antropologia, storia, economia o sociologia? L’ignoranza ha delle vittime illustri che fanno delle pessime figure. Nel mio campo, tanto per citare qualcuno, mi viene in mente il vescovo Luigi Bettazzi, al quale la mia facoltà ha da poco attribuito una laurea ad honorem: secondo lui la strage del Ruanda è stata causata dall’Occidente, e anche gli orrori comunisti sono da attribuire al tradimento degli ideali; comunque, siccome il comunismo non sarebbe nato se non ci fosse stato il capitalismo, sempre secondo lui è l’Occidente il vero responsabile dei 100 milioni di morti imputati al comunismo”.
Anna Bono, Torino
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