Lettere 8

Di Tempi
22 Febbraio 2001
Un americano a Milano. E impulsi nuovi

Egregio Direttore,
per chi conosce mons. Lorenzo Albacete, la grandezza del cuore umano non è mai in dubbio. Attraverso una barzelletta “innocente”, ad esempio, è capace di svelare, imprevedibilmente, la misericordia di Cristo, facendo correre ai laici convinti che frequentano la sua compagnia un pericolo mortale di perdere la propria fede nell’autosufficienza dell’uomo. Sono molto lieto, allora, come americano in soggiorno a Milano per un anno, di avere scoperto la sua presenza anche qui, nelle pagine del vostro settimanale. È evidente che Tempi non ha paura né di barzellette né della misericordia di Cristo. Però, diciamo noi americani, anche Omero ogni tanto si abbiocca. Il New York Times mostra una piccola parte dell’intelligenza di Tempi, pur essendo per molti aspetti diverso, pubblicando Albacete. Comunque, mi pare che l’abbraccio caloroso del quotidiano newyorkese gli abbia tolto la consueta acutezza. Nel suo contributo in Tempi del 14 febbraio, Albacete ha descritto l'”establishment WASP Repubblicano” come “il vero gruppo di potere statunitense”. Questo modo di parlare è molto caro al Times, perché perpetua l’immagine del giornale come vox populi, e nemico di ogni tentativo di sfruttamento dell’uomo – fa sorridere il pensare che quasi ci credono veramente. Inoltre, il nome “WASP” indica una vecchia categoria della sociologia, a suo tempo non senza valore, certo, malgrado l’incapacità totale dei sociologi a spiegare perché il Protestantesimo è una cosa sola e non un miliardo di cose diverse; ma in ogni caso, si riferisce ad una realtà che oggi è rapidamente in via di estinzione. Senza dubbio, George Bush Sr. è un caso esemplare del tipo “WASP,” come era il giovane Avery Dulles, cioè, uomini di quel ceto della repubblica americana – adesso determinata quasi totalmente dell’idea della democrazia moderna – più simile ai patrizi dei tempi dell’antica Roma. Per i WASP come per i patrizi antichi, il potere di reggere era concepito, sia nel bene, sia nel male, come dovere e diritto assoluto. In questo senso, Hillary Clinton e Albert Gore sono molto più fedeli alla grande tradizione dell’ “establishment WASP” di quanto non sia George Bush Jr. La sensibilità del nuovo inquilino della Casa Bianca si è formata in Texas, uno stato lontano dal settore “Northeast” del paese, dove il vero WASP si sentiva a casa. Ancora più inquietante per la tradizione, il Presidente Bush ha un fratello cattolico, governatore dello stato della Florida, convertito dalla moglie ispano-americana. Dico queste cose non per dimostrare che George W. Bush è, finalmente, il punto di arrivo per la Chiesa negli Stati Uniti (…). Vorrei indicare semplicemente che le categorie esauste del Times non sono utili per capire la realtà politica americana attuale. Non è affatto sorprendente, quindi, che il nuovo Presidente “ha confuso oppositori e media,” come ha notato Albacete. La vera sorpresa, almeno per me, è una analisi di Albacete così priva di sorprese…
John C. McCarthy, Milano

Omero è iscritto al Partito Democratico, frequenta i circoli radicali di New Repubblic, vive a New York e scrive per il New York Times. Tempi lo ha scoperto prima che succedessero tutte queste cose. Gli vogliamo dare il tempo di riscrivere l’Odissea?

Caro direttore,
ho aderito alla federazione (ora partito) Democrazia Europea, appoggiando pienamente l’iniziativa del senatore Andreotti di uscire dallo schieramento di sinistra e formare un partito equidistante dai due poli. Infatti in questi ultimi mesi ho notato un falso bipolarismo che privilegia gli schieramenti sui contenuti, per cui per poter restare “uniti” si distribuiscono i seggi in parlamento per far contenti tutti in una ben nutrita ammucchiata: quale stabilità di governo viene garantita poi da entrambi i poli? Un partito che si distingua dagli opposti schieramenti, libero da appiattimenti, che ritrovi le sue radici in una DC, che, con le sue luci ed ombre, ha dato forza alle istanze più sentite del mondo cattolico, anche se ancora non attuate, (per egemonia del PCI – PDS – DS) come la famiglia, la libertà di educazione, il lavoro. Non si tratta quindi di una nostalgia passata ma di un impulso nuovo da dare al paese. Dare fiducia ad un uomo che ha portato avanti la sua battaglia giudiziaria fino in fondo; ha vinto e tenacemente è ritornato a ricostruire un partito che si è visto frantumato e spartito tra due schieramenti politici: forza Giulio !!
Massimo Tonucci, Pesaro

Ecco un bel dilemma: perché questo partito “libero da appiattimenti” non l’hanno chiamato “Forza Giulio!!”?

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