Lettere al direttore
In seguito alla lettura dell’articolo di Nembrini le chiedo: se una legge sulla parità obbligasse tutte le scuole libere ad equiparare gli stipendi (da fame) dei loro insegnanti a quelli (già da fame!) degli insegnanti delle scuole statali e se scomparissero tutte le suore che lavorano gratis (è un evento così lontano?) nelle loro scuole, a quanto ammonterebbe il divario tra il costo di un alunno “statale” e il costo di un alunno “libero”? Come mai gli insegnanti “liberi” appena possono (ad onor del vero non è automatico) scelgono di essere “statali”? Oltre ai genitori, anche gli insegnanti delle scuole libere aspettano come una manna una reale legge sulla parità, ma è, quello economico, un reale cavallo di battaglia? O è un boomerang?
Marina Gandini, affezionata lettrice e insegnante di una piccola, neonata ma promettente scuola media libera di Milano
Quello economico non è un cavallo di battaglia, è un puledrino di Troia. Perché se uno dice: fateci andare in giro nudi, ma lasciateci la libertà di educare, e tutti fanno orecchie da mercanti, magari poi capita che, preso per il portafogli, il contribuente capisca perché la retorica della scuola statale, obbligatoria, uguale per tutti, è una presa per i fondelli (pure un po’ tangentara).
Grazie per l’attenzione del suo settimanale alla sanità.Da professionista del settore devo però confessarle che tutto questo ben parlare sel sistema sanitario lombardo mi sembra fuori ogni logica. Ma lo sa che la regione sta imboccando una scelta chiaramente a favore privatistico,relegando gli ospedali pubblici a struttura di secondo livello? E che la Regione sta bloccando tutti i concorsi pubblici per medici, dopo che per anni giovani come me hanno fatto scelte professionistiche nel pubblico, preferendole a sirene privatistiche assai più remunerative?
dr. Massimiliano Oliva, Varese
In Regione Lombardia spiegano:
1. Il principio base che ha guidato la riforma sanitaria lombarda del 1997 è quello per cui pubblico non è solo il servizio erogato dagli apparati statali (nelle varie articolazioni), ma quello che risponde al bisogno dei cittadini. Vael per il buono scuola come per la sanità: non importa se la prestazione è erogata da un ospedale pubblico o privato, l’importante è che sia erogata nel modo più efficace possibile. Per questo la Giunta Regionale ha accreditato le strutture ospedaliere private che rispondessero a criteri di qualità ben definiti, consentendo a tutti i cittadini di scegliere dove curarsi, anche in strutture che prima erano riservate ai ricchi.. Questo provvedimento ha, inoltre, costretto le aziende pubbliche a raccogliere la sfida competitiva del privato, innescando un circolo virtuoso di miglioramento. Il Piano Socio Sanitario Regionale approvato nello scorso mese di marzo, ha confermato questo principio lanciando l’innovazione della Fondazione. Questa, da sperimentare su poche strutture scelte, non consiste nella svendita degli ospedali pubblici, ma nel trasferimento di modelli manageriali in grado di elevare ulteriormente la qualità e l’efficienza delle Aziende Ospedaliere pubbliche.
2. Il Sistema Sanitario Nazionale sconta un sottofinanziamento storico che si riscontra agevolmente nel confronto con la spesa sanitaria pubblica dei più avanzati stati europei (Spesa Pubblica/ PIL; Italia :5,9%; Francia 7,2%., Germania 8%,Gran Bretagna 5,9%, Canada 6,5%). Questa situazione è ancora più penalizzante per la Regione Lombardia che subisce un riparto che l’ha sempre penalizzata (il rapporto spesa / PIL è di poco superiore al 4%). In un contesto in cui le regioni rispondono direttamente dei disavanzi della sanità, ogni iniziativa per eliminare gli sprechi rappresenta un dovere morale onde non dover sottrarre risorse ai servizi. La Regione ha di conseguenza bloccato le assunzioni non strettamente necessarie alle Aziende Ospedaliere (quelle di personale amministrativo in particolare), lasciando ampi margini di deroga per i profili critici (ad esempio quelli sanitari). Non è quindi corretto parlare di blocco di tutti i concorsi per i medici.
Grande è la confusione che regna anche sotto il nostro cielo redazionale, se è vero, come è vero, che nel numero di Tempi ampiamente dedicato all’80° compleanno di don Luigi Giussani, abbiamo mancato di pubblicare la testimonianza dell’imprenditrice Marina Salomon. Che ora qui segue, con tutte le nostre scuse per l’autrice.
“Grazie, don Giussani. Ti ho incontrato, attravesro le tue parole, in Gs, a Varese, trenta anni fa. Ora, tu stai compiendo 80 anni, e io colgo, leggendo i tuoi scritti, una grande verità e ‘contemporaneità’. Ti ringrazio del dono che ci hai fatto, e continui a trasmetterci, attraverso la tua testimonianza. Ho sempre diffidato di coloro che mitizzano le guide spirituali dei movimenti, ma credo tu sia un ‘padre’ o ‘fratello maggiore’, davvero degno di questo ruolo, per molti di noi.
Auguri, Marina Salomon”
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