Lettere da Israele

Di Tempi
03 Febbraio 2005
Adi, Omar e Benny sono tornati a casa in tre bare di legno chiaro, avvolte nella bandiera di Israele.

Adi, Omar e Benny sono tornati a casa in tre bare di legno chiaro, avvolte nella bandiera di Israele.
Tre anni e quattro mesi fa furono rapiti dagli Hezbollah, con la complicità dei soldati dell’Onu, e furono uccisi.
Nasrallah, l’aguzzino, non aveva mai voluto rivelare niente, sadicamente aveva lasciato la speranza alle famiglie e solo due giorni fa, ridendo come fa sempre, aveva detto che avremmo saputo del destino dei tre ragazzi solo al loro arrivo in Israele. Bene, sono arrivati, li abbiamo accolti e abbiamo pianto insieme ai loro genitori. Alcune ore prima del loro ritorno a casa un poliziotto terrorista palestinese si è fatto saltare su un autobus di Gerusalemme, facendo morire altre 10 persone e ferendone gravemente altre cinquanta (…)
Intanto in Europa hanno celebrato la Giornata della Memoria e ancora il messaggio di una parte del vecchio continente, quella rossa, e’ stato chiaro «Badate, noi ricordiamo gli ebrei morti ma non abbiamo nessuna intenzione di rispettare quelli vivi e se vogliamo diciamo che Israele è nazista e che Sharon è nazista e che i giusti di oggi sono i pacifisti che urlano contro Israele e che amano i terroristi. Badate!»
Adi e Benyamin, 20 anni. Omar, 27 anni, e due bambini. Era beduino, soldato di Israele e per Israele è morto. Prima il kaddish e poi la preghiera islamica per i morti. Tutti in piedi, tutti in lacrime…
Quanto può sopportare un ebreo?

Deborah Fait, Rehovot

è come un test di pazienza. Non c’è un attimo di tregua. Restituiamo 400 terroristi alle loro famiglie e in cambio riceviamo 3 bare. Da una parte della barriera una folla esultante canta vittoria inneggiando a nuovi rapimenti e vendette e dall’altra il silenzio, il dolore, il vuoto incolmabile e l’interrogativo muto con lo sguardo perso nel cielo. Corpi di soldati avvolti in bandiere d’Israele e resti di corpi inerti e lacerati in sacchi bianchi, come dopo ogni attentato. Tutto accade nello stesso giorno e la mente non ha il tempo di metabolizzare la sofferenza. In questi ultimi tre anni in cui il mondo è crollato addosso a centinaia di famiglie israeliane, in cui ogni bambino ha imparato a conoscere da vicino la morte, la paura, mentre noi eravamo occupati a insegnar loro il dialogo e la speranza, i messaggeri dell’odio rimpinzavano il mostro a mille teste che era assopito da soli 60 anni. Qui le immagini di gente inerme davanti a una casa vuota fatta esplodere dopo che il figlio dei padroni di casa aveva fatto disintegrare 20-30 persone, qui le voci di pacifisti invasati che difendevano con il loro corpo “terminators” programmati ad uccidere. E finalmente il mostro si è svegliato. è pronto all’attacco. In passato si e’ chiamato Amalek, si è chiamato nazismo, si è chiamato stalinismo. Ora, viene alimentato con interviste su storie di violenze nelle carceri israeliane ai 400 assassini liberati, con l’istigazione a processi contro barriere difensive trasformate in muri di Berlino, con caricature di ebrei che solo una mente satanica potrebbe disegnare. Ma il mostro saprà distinguere?
Anche in passato ha fatto confusione tra ebrei, disabili, zingari, omosessuali… e da quando ha cominciato a svegliarsi ha azzannato senza distinzione grattacieli, caserme ristoranti e autobus…..
Cosa potrà causare ancora ?

Angelica Calò Livné

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