Lettere
Ieri mi hai scritto: Giuss è stato portato a casa, è grave, in un momento di lucidità ha voluto farsi cantare una nostra canzone che si intitola “Noi non sappiamo chi era, noi non sappiamo chi fu”. È scritto nello Zohar, il libro dello “Splendore” il trattato più importante della mistica ebraica, che quando un uomo sta per morire un gallo canta, ma nessuno eccetto il morente può sentirlo «poiché una tradizione ci insegna che nel momento della morte la sensibilità dell’uomo aumenta a tal punto che egli vede delle cose che non ha mai visto nella sua vita. Nel momento della morte l’uomo riceve l’autorizzazione a vedere i suoi genitori e i suoi amici morti. Li riconosce perché essi gli appaiono con il medesimo aspetto che avevano durante il loro soggiorno in questo basso mondo. Se l’uomo è degno, tutti i suoi parenti e amici gli appaiono pieni di gioia e lo salutano». Don Gius, il Giusto, è degno, questo è certo! Perché ha insegnato ad amare. Ad amare semplicemente per il solo fatto che si è creature di D-o. E quando hanno cantato per lui la canzone di Cl, sicuramente i suoi genitori e i suoi amici e il gallo e una schiera di angeli cantavano tutti intorno. Volevano tutti benedirlo e ringraziarlo per cio che ha trasmesso, che ha insegnato con amore. Don Giussani continuerà a proteggere da lassù i suoi figli. Il popolo che ha educato ad accogliere e ad amare con bontà, semplicità e fede ogni tesoro del Creato. Sia il suo ricordo benedetto.
Angelica Calò Livné,
Kibbutz Sasa, Alta Galilea, Israele
Stamani ore sei ho appreso la triste notizia. Sono certo che sia passato a miglior vita, ma non per noi che non lo avremo come guida. Saprà fare meglio di lassù. Rivolgi una preghiera anche per me davanti a Lui. Con immenso dolore.
Bruno Calcedonio (carcerato 41 bis)
Mi ricordo che in tutte le scuole kazake imparavamo a memoria le poesie dedicate a Lenin e Stalin e che loro erano i nostri “nonni”, i nostri famigliari. Ripensarci mi strappa un sorriso, ma qualche anno fa per tutti noi era faccenda molto seria. Giussani ha figli in 70 paesi del mondo e tra i suoi ci sono anch’io. è un fatto, un fatto storico. Vorrei ringraziare don Giuss per tutto, soprattutto per la speranza e la sicurezza che ci ha trasmesso verso Cristo. Io ho sempre voluto conoscere un santo. Credo di avercela fatta. Avere un amico in cielo come don Giussani è come sentire il vibrare di un altro mondo nel nostro.
Botagoz Giumanova, Kazakhstan
Non faccio parte di Cl, non sono mai stato a Rimini, non ho mai incontrato don Giussani, non vorrei nemmeno definirmi cristiano per non sminuire quelli che lo sono veramente. Ma se devo scegliere tra il dio che immagina Francesco Merlo o il Dio che fa dire «Nella semplicità del mio cuore lietamente Ti ho dato tutto», io scelgo quest’ultimo. Di don Giussani posso solo dire: purtroppo non l’ho mai incontrato.
Dario Turin, via Internet
Cari amici di Cl, mi permetto oggi di rivolgermi a voi, quando le parole lasciano spazio all’emozione e al doveroso silenzio che la perdita porta con sé. Il vostro Giuss vi ha lasciato un’eredità pesante, un bagaglio che dovrete con cura proteggere e mantenere vivo. Ci dividono molte cose, la più grande e forse quella che stride maggiormente, è la mia incapacità di credere. Non sono ateo per derivazione scientifica e neppure un agnostico di risulta, la mia è semplicemente una condizione del presente. Nonostante tutto ciò, ci siamo conosciuti. Con alcuni di voi si è instaurato un rapporto di amicizia, in alcuni casi l’amicizia è diventata anche battaglia comune. Oggi non voglio cavalcare la tigre della facile emozione, non mi interessano e non vi interessano le parole di circostanza. Non mi permetto di dire che condivido con voi il dolore. Rubo le parole di Lorenzo Albacete che sottolinea quanto sia di uso comune utilizzare questa frase, ma quanto sia nella realtà una cosa impossibile. «Nulla è più intimamente personale del dolore, della sofferenza. Si tratta di una ferita alla nostra identità personale, e l’identità personale non può essere condivisa. Ciò che condividiamo è l’interrogativo, e in tal modo soffriamo con colui che soffre». (Attrazione per l’infinito, L. Albacete). Da non credente sono obbligato a guardare la realtà e a rendere testimonianza di quanto la presenza di don Giussani, vi abbia reso capaci di percepire e di coltivare l’incontro come l’evento da ricercare. Un uomo che in mezzo ad altri uomini è stato capace di costruire una comunità. La mia cultura mi farebbe parlare di un fatto rivoluzionario, per voi è la fede. Nell’epoca dell’effimero e del desiderio preconfezionato, la fede forse è proprio l’atto più chiaramente rivoluzionario. Oggi vi dico, da un osservatorio che vi potrà anche apparire irriguardoso, che propendere verso l’uomo è un atto che si avvicina al sacro. Ecco, in questo siamo molto più vicini di quanto le etichette ci potrebbero descrivere. Spero con tutti voi di non essere mai quieto. Spero con tutti coi di continuare a chiedermi perché.
Fabio Cavallari, Luino (Va)
22 FEBBRAIO
Come risvegliato dai sogni, dal profondo
dei bui cuscini risale: verrà,
salirà, ti rivedrà così
vicino per la prima volta.
(Quanto ha sempre sperato lo riavrà)
So che gli diranno « è di là nella stanza
che canta, festeggia e danza ». Ed io,
prima d’esplodere il sì del rivederci,
esiterò ancora lì, per un istante, sorridente:
e già corre la mano alla porta che s’apre.
Andrea Sciffo
Caro Direttore, grazie a Don Giussani ho imparato ad amare la poesia. Non dimenticherò mai la sua spiegazione di quella poesia, del Pascoli, nella quale due orfani parlano della madre. E insieme alla poesia, anzi prima, mi ha fatto amare Gesù.
Natalino Russo Seminara, via internet
Sebbene non l’abbia conosciuto che molto tardivamente e solo in modo indiretto, è stato sufficiente a restituirmi la speranza che è ancora possibile convidere con altri la fiducia nel giusto, nel bene e nel bello. Continuo a fare le cose di sempre, quelle in cui ho sempre creduto e che sempre ho realizzato con passione e dedizione. Eppure oggi hanno un senso diverso perché sento di condividerle con molti altri che le praticano con la stessa passione e la stessa gioia di vederle realizzate. È evidente che don Giussani non è estraneo a tutto questo e sono felice di aver toccato il senso e il valore del suo capolavoro.
Caterina Manco
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