L’Europa guardi all’Atlantico e Prodi resti pure con le guardie svizzere
Dall’11 settembre 2001 è apparsa evidente la crisi di credibilità e di azione dell’Europa, nella guerra contro il fondamentalismo jihadista. Né l’avere inviato truppe nel sud del Libano attenua l’impressione che in fondo, nelle classi dirigenti europee, continui a prevalere quella sorta di slow approach, nella lotta al terrorismo, che dopo l’avvento di Ahmadinejad, a molti ha fatto venire in mente Monaco 1938. È una posizione suicida. Non aiuta le classi dirigenti arabe moderate, che stanno al bivio tra modernizzazione e pressione del radicalismo interno. Non aiuta Israele, lasciata in quell’area sola come vero e proprio avamposto di civiltà, non preserva la sicurezza degli europei visti dagli jihadisti come nemico imbelle e decadente.
Ecco perché in Europa si deve stare con Blair e augurarsi che l’uscita di scena di Jacques Chirac, il Chamberlain del nostro tempo, possa restituirci Francia e Gran Bretagna sulla stessa lunghezza d’onda. Con Nicolas Sarkozy ci sono molte probabilità che riprenda vigore un dignitoso assse euroatlantico, unica condizione per rialzare la road map in medio oriente, isolare Ahmadinejad, far capire alle anime belle europee che stiamo solo difendendo il nostro modo di vivere. Non sappiamo se l’Italia di Prodi sarà d’accordo, ma a lui potrebbero dare un occhio le generose guardie svizzere.
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