L’EUROPA SUL CRINALE

Di Luigi Amicone
28 Aprile 2005
O UNO "SCONTRO DI CIVILTA'" INTERNO, O IL RITORNO ALLA RAGIONE

In un’epoca “genericamente gay”, come dice una delle amiche di Mamma Oca (vedi pag. 29), il ripudio della ragione (a meno che sia una ragione puramente tecnica e strumentale, allora siete sul canale Margherita Hack dello scientismo dogmatico positivista) e il consenso alle leggi zapateriane sulle unioni gay, i figli artificiali, i bambini farmaco, gli embrioni brevettati, le adozioni lesbiche, la morte per grazia, andrebbero indagati con molta attenzione, perché c’è il sospetto che l’Europa si sia avventurata su un crinale lungo il quale tutto è possibile. E’ possibile cadere di là e, di qui a qualche anno, vedersi costretti a fare in conti con una Babele che potrebbe segnare l’irrompere di uno “scontro di civiltà” , non in Medio Oriente, ma nel cuore del’Europa. E ciò in ragione del fatto che se può sembrare un’operazione tutto sommato indolore convincere le masse indigene ad adattarsi all’isterica antirealtà dell’ideologia relativista, sembra essere più complicato persuadere la masse extraeuropee sedentarizzate in Europa a mettere fra parentesi le loro culture di provenienza e rassegnarsi a un regime occidentale di relativismo e multiculturalità. Oppure è possibile che si cada di qua, cioè nella vigorosa riscossa del pensiero che si sottrae alle prigioni del relativismo e dello scientismo (secondo i quali non esisterebbe nient’altro che il potere della ragione tecnica e la gabbia del linguaggio, e dunque quel che si può si fa, quel che si fa si può, non esiste sostanza per dire che questo è “bene”, questo è “male”) e che decide di usare la ragione in modo non strumentale e tecnico ma come adeguamento dell’intelletto alla cosa, alla realtà. Conversione che segnerebbe il ritorno dell’Io, che è libertà, occhio spalancato sul mistero dell’essere, urgenza di verità. Come magistralmente sintetizza Giuliano Ferrara (e sottoscriverebbe in toto don Giussani) conversione per cui «La libertà dell’Io si specchia nell’autorità del mondo, nel magistero della realtà».

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