L’ex Presidente Zaccaria, Mamma Rai e la mani-pulizia. Quando “Le Monde” è poco “diplomatique”
«La Rai non può diventare una succursale di Mediaset», dice Francesco Rutelli. Eppure quando da Mediaset la Rai si è presa Daniele Luttazzi, Simona Ventura e ripresa Michele Santoro, nessuno si è lamentato. *** «Mezzo secolo di tradizione buttata all’aria», dice Giovanna Melandri sull’Unità. Si riferisce a quella europeista dell’Italia, ma non è l’unica tradizione buttata all’aria. Se fossi nella Melandri non accennerei a temi di questo tipo con i suoi compagni di partito. *** «Un istituto internazionale ha accertato che un chilometro del Passante ferroviario di Milano costava più di 80 miliardi di lire. Dopo Mani pulite il chilometro successivo è venuto a costare 44 miliardi», dice Gherardo Colombo al Corriere della Sera. Ha chiesto il pm a qualche istituto internazionale quanti chilometri di metropolitana si sono fatti a Milano in questi ultimi dieci anni? *** «È un fatto che tutti i partiti vivevano in questo modo, non era che da una parte ci fossero gli uomini politici corrotti e dall’altra quelli virtuosi», così Le Monde riporta una frase di Jacques Chirac. Quando c’è uno Stato, gli statisti che fanno questi discorsi vengono ascoltati. Quando non c’è, finiscono a morire in esilio a Hammamet. *** «Non basta scandalizzarsi. Come si sa “indignatio facit versus” ma sicuramente non produce buone regole», scrive Stefano Rodotà su Repubblica. Parla di embrioni. Ma il ragionamento sull’indignazione non vale solo per questo argomento. *** «La presunta modernità di Blair è una pura fesseria, lui rappresenta piuttosto un ritorno al passato», dice Cesare Salvi al Giorno. Qual è quella vera? Quella de noantri? *** «Con la strafottenza di un imbonitore da fiera, grazie al suo monopolio televisivo Berlusconi inaugura quello che Dario Fo ha definito “nuovo fascismo”», scrive su Le Monde diplomatique Ignacio Ramonet. Due domande: ma il Grande guitto, dunque il grande imbonitore, non era lo stesso Fo, non gli hanno dato un Nobel proprio per quel motivo? Seconda: se il Monde che ospita questa frase non fosse stato diplomatique che cosa mai avrebbe scritto? *** «A certi giornali non importa un fico secco delle vere notizie. Pensano solo a fare titoli drogati che non rispecchiano la realtà dei fatti», così Libero riporta una frase di Piero Fassino. Vabbé che al segretario dei Ds hanno detto di darsi un’immagine un po’ più da leader e meno da pinocchietto. Ma mettersi a imitare Massimo D’Alema e Silvio Berlusconi insieme, e nelle loro fasi più esasperate, ci sembra un’esagerazione. *** «Non so che cosa sia accaduto davvero. In caso affermativo, non ha fatto bene, ma strabene», dice Francesco Storace al Giorno, riferendosi a Gianfranco Fini e la Rai. Se fossimo in Storace non useremmo il prefisso “stra”. Almeno per un ventennio. *** «Non potevamo che dare voce alle diversità», dice Roberto Zaccaria a Liberazione. Forse qualche “diversità” è stata un po’ più diversa delle altre. *** «Sono stati D’Alema e compagni ad accreditare le menzogne di questi anni: che il pool facesse politica…», dice Antonio Di Pietro a Repubblica. In questo caso ha perfettamente ragione. Fu D’Alema a candidare Di Pietro nel collegio per il Senato del Mugello.
0 commenti
Non ci sono ancora commenti.
I commenti sono aperti solo per gli utenti registrati. Abbonati subito per commentare!