Libertà religiosa in terra islamica

Di Tempi
10 Ottobre 2002
Se gli infedeli vivono in mezzo ai musulmani secondo le condizioni stabilite dal Profeta

«Se gli infedeli vivono in mezzo ai musulmani secondo le condizioni stabilite dal Profeta, non c’è nulla di sbagliato, purché paghino la Jizya (tassa di sottomissione) al Tesoro islamico. Le altre condizioni sono che non restaurino chiese o monasteri, che non ricostruiscano quelle distrutte, che nutrano per tre giorni qualunque musulmano che si presenti alla loro casa, che cedano il posto quando un musulmano desidera sedersi, che non imitino i musulmani nel modo di vestire o di parlare, che non cavalchino cavalli, né possiedano spade, né altre armi; che non vendano vino, che non mostrino la croce, che non suonino le campane delle chiese, che non alzino la voce durante la preghiera, che si taglino i capelli sulla fronte così da essere facilmente identificabili, che non incitino nessuno contro i musulmani e non colpiscano mai un musulmano… Se violano queste condizioni, perderanno ogni protezione».

Sermone pronunciato dallo sceicco Marzouq Salem Al-Ghamdi alla moschea Al-Rahmah della Mecca

(The Middle East Media Research Institute, Special Report n. 8, 26 settembre 2002)

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