Libia, ribelli: «Non riusciamo ad avanzare da soli senza i raid alleati» – Rassegna stampa/3

Di Redazione
29 Marzo 2011
Gli insorti sono fermi a Nufeila, vicino a Sirte, città natale di Gheddafi, e chiedono l’aiuto della Nato. Dichiarano: «Se Sarkozy interviene, potremo avanzare. Non abbiamo ordini precisi». Ieri si è svolta una videoconferenza a quattro per discutere della situazione in Libia senza l'Italia. Oggi la riunione dei ministri degli Esteri

“Da sole le brigate dei volontari della rivoluzione proprio non ce la fanno a battere i soldati di Gheddafi. «Attendiamo i raid della Nato. Sarkozy pensaci tu. Arriva presto, che così poi noi potremo avanzare»” (Corriere, p. 6).

Così hanno dichiarato ieri i ribelli, fermi a Nufeila, villaggio a 130 chilometri da Sirte. I giovani soldati sono fermi in mezzo alla strada della periferia senza sapere come agire. Alcuni affermano: “«Non abbiamo ordini precisi. Facciamo ciò che crediamo. Ci guida il nostro cuore, Allah è con noi». […] Sanno che l’esercito rivoluzionario non è ancora in grado di condurre una battaglia, la sua organizzazione è quasi nulla” (Corriere, p. 6). Mano a mano che si avvicinano a Sirte, città natale di del Colonnello, si fanno sempre più numerose le truppe filo-Gheddaffiane e la guerra civile rischia di diventare ancora più cruenta.

Ieri si è svolta una videoconferenza tra il presidente americano Barack Obama, il presidente francese Nicolas Sarkozy, il premier britannico David Cameron e la cancelliera tedesca Angela Merkel. L’incontro è iniziato intorno alle 19.15, i quattro hanno discusso della situazione in Libia e delle strategie in vista della riunione che avverrà oggi pomeriggio a Londra tra oltre 40 ministri degli Esteri e rappresentanti di Stati.

Dalla cabina di regia è rimasta dunque fuori l’Italia. Il ministro degli Esteri Franco Frattini ha però dichiarato che “«non sentiamo alcuna sindrome dell’esclusione, in quella chat non stanno decidendo niente. […] In videoconferenza stanno cercando di coinvolgere la Germania ad essere insieme a noi nella missione, ma non credo che ci riusciranno. L’Italia si tiene il comando della missione navale della Nato»” (Corriere, p. 9). Nell’incontro si è parlato anche «del sostegno al processo di transizione in Egitto e della necessità di rilanciare il processo di negoziato israelo-palestinese».

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