Libri (di guerra) per bambini
Il Cmip (Centro per il monitoraggio della dinamica della pace) è un’organizzazione non governativa fondata a New York nel 1998 da Andrè Marcus. Il Cmip, pone enfasi sullo studio dei testi scolastici e sui programmi educativi, nella speranza di «incoraggiare la rinuncia alla violenza e lo sradicamento degli stereotipi» anche nel conflitto israelo-palestinese. Ecco alcune delle conclusioni del Cmip alla luce delle analisi condotte sui libri di testo adottati nei terroritori dell’Autorità Palestinese e in Israele.
Il fanatismo dell’Autorità palestinese
Ignorare ciò che viene insegnato attualmente nelle scuole palestinesi è come gettarsi nelle braccia dei peggiori nemici della pace. Cresciuti con la convinzione che gli ebrei siano sleali e avari di natura e che debbano essere espulsi dal Paese, potranno i bambini palestinesi tendere amichevolmente la mano ai bambini israeliani della stessa età? Come si può rimpiazzare lo spirito del Jihad (assolutamente inteso qui come “guerra santa” nella sua accezione più feroce), l’invocazione al massacro, il culto della morte e l’esaltazione del martirio, con lo spirito della fratellanza, o addirittura alla coesistenza? Il processo mentale, gli slogans, perfino il vocabolario che sono incisi nella memoria di questi bambini sono destinati a lasciare traccia duratura. E gli sforzi di pace – che vanno avanti in modo infruttuoso – rischiano di scontrarsi contro i pregiudizi antiebraici insegnati oggi nelle scuole dell’Autorità Palestinese. I leaders palestinesi non sono gli unici responsabili per questo stato di cose. I programmi delle scuole dell’Autorità Palestinese sono finanziati, sorvegliati e approvati nella Comunità internazionale. L’Unione Europea, le Nazioni Unite e l’UnescoO hanno voce in capitolo sulla questione.
L’equilibrio di Israele
La relazione del Cmip enfatizza tre punti validi per tutti I testi: a. Non c’è indottrinamento contro gli Arabi in quanto nazione. b. Nessuno dei libri di testo richiama alla violenza o alla guerra, c. in tutte le scuole sotto il controllo del Ministero dell’Educazione, l’islam è descritto un modo rispettoso. La storia dell’islam e le sue regole essenziali sono sviluppate in “modo obiettivo e reale” e molti libri ne evidenziano aspetti positivi. I soli commenti negativi sull’islam sono stati trovati nei libri in dotazione ai bambini ultra ortodossi (che costituiscono il 10% dell’intero corpo scolastico e che studiano in una rete di scuole non controllata dal Ministero dell’Educazione).
La relazione del Cmip trova che, nei testi scolastici israeliani, il ritratto degli Arabi mostri «un genuino sforzo per rimuovere gli stereotipi e costruire le fondamenta per la coesistenza, il rispetto reciproco tra le popolazioni».
I bambini israeliani leggono «molte storie che descrivono amicizia tra ebrei e arabi nei Paesi Islamici e in Israele, anche in tempi di guerra». I libri di testo evitano di demonizzare l’opposizione araba al sionismo, spiegandola piuttosto come «la richiesta di una giusta proprietà e il desiderio di restare la maggioranza della popolazione». L’Atlante più usato nelle scuole pubbliche «include una mappa che mostra i Territori amministrati dall’Autorità Palestinese», mostrando chiaramente le linee di demarcazione «in conformità agli accordi di pace tra Israele e i Palestinesi».
Angelica Livné Calò
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