L’IDEOLOGIA LE “SPARA GROSSE” PER ELIMINARE LA REALTà CONTRADDITORIA

Di Tempi
17 Febbraio 2005
Gianni Riotta, L’Ue lasci l’attendismo e si associ alla speranza, Corriere della sera, 9 febbraio. «Proclamare che la leadership democratica

Gianni Riotta, L’Ue lasci l’attendismo e si associ alla speranza, Corriere della sera, 9 febbraio.
«Proclamare che la leadership democratica Usa è uguale ai capi del terrore può avere dato un brivido senile a qualche barone depresso e confuso qualche ragazzo volenteroso, ma è bubbola cancellata dal voto in Irak e dal dialogo di ieri a Parigi [tra la Rice e i francesi]. Le esagerazioni si sciolgono, ma prima danneggiano la verità: se in Italia ci fosse davvero “il nuovo fascismo”, potrebbe Valentino Parlato andare dal ministro Gianfranco Fini a condividere l’ansia per la sorte della Sgrena? No: e sparandole troppo grosse, si finisce per occultare i veri guai, in Italia come nel mondo».
Giuliano Ferrara, Il professore immobile. Prodi non vede novità in Iraq. Fassino, Rutelli e Marini invece sì, Il Foglio, 9 febbraio.
«Non c’è insomma ombra di una politica internazionale con tratti di razionalità. C’è solo l’interesse, un po’ meschino, di evitare contrapposizioni nell’alleanza di centrosinistra».
Stefano Folli, Rivalutazioni: manca l’ultimo atto, Corriere della sera, 7 febbraio.
«è tempo che l’embrione del partito riformista abbia la sua. Va bene per l’Onu, come richiamo di cornice un po’ manierato e un po’ furbesco. Ma poi occorre cercare un contenuto: serve definire i contorni di una scelta innovativa sul piano delle relazioni internazionali. L’autocritica da parte del gruppo dirigente diessino si presenta come uno sforzo meritorio, ma appare gravata da una contraddizione irrisolta. Si riabilita Craxi al pari di Nenni o di Saragat, si riconosce che avevano ragione coloro che la pensavano diversamente, ma il gruppo dirigente resta immutabile e impermeabile».
Ernesto Galli della Loggia, La sinistra che si assolve, Corriere della Sera, 9 febbraio.
«È quell’eredità storicista che porta a considerare la politica della sinistra medesima iscritta in una sorta di disegno provvidenziale dall’immancabile esito positivo. In questa prospettiva anche gli errori più evidenti sono sentiti, e finiscono per apparire, come semplici incidenti di percorso, non in grado di arrestare la marcia verso il successo».

Commento
è tempo di elezioni, ma le idee, invece di chiarirsi, si confondono. Più che a un confronto tra programmi e contenuti, ci si trova davanti a una specie di battaglia tra buoni e cattivi: da una parte le “sparano grosse” sul nuovo regime fascista in Italia e sulla resistenza in Irak; dall’altra, in risposta, si finisce col ripetere che il comunismo è male, il post-comunismo pure.
Ci preoccupa che ci siano due schieramenti che si proclamano uniti al loro interno, ma in realtà incapaci di stare insieme su posizioni di sostanza e soprattutto sulle loro applicazioni pratiche. Ciò è, appunto, la fonte della confusione e del disinteresse che domina il clima elettorale. Ancor più ci preoccupa che per mantenere una facciata di unità si sacrifichi la realtà dei fatti. Secondo Revel «L’ideologia è una macchina atta a eliminare tutti quei fatti che possono contraddirla». Il dibattito sulla questione irachena all’interno del centrosinistra ne è un esempio lampante. Si dice sia necessario un atteggiamento riformista (di cambiamento moderato): il riformismo che a noi pare più urgente è quello della cultura politica. Questa cultura, per essere tale, deve partire dalla realtà come unica origine ragionevole di una politica che costruisca.
L’azione svolta dal governo lombardo, senza essere perfetta, ne è un esempio: ha realizzato una serie di provvedimenti (sulla sanità, sull’assistenza, sull’istruzione, sul lavoro, etc.) che traducono una concezione dell’uomo e della società. Prendiamo posizione anche noi.
In breve, dalla stampa, 1-14 febbraio 2005

a cura del Clu
(Comunione e Liberazione universitari)

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