L’ideologia usa di tutto. Tranne il senno
L’ideale non è la crisi civile. L’ideale non è la guerra civile. Sembra che, senza tregue, vi siano persone che vogliono ridurre il nostro Paese a luogo di scontri e violenza. Da una parte i no global, i sindacalisti arrabbiati, i girotondini che per riprendere il potere sono pronti a usare tutto: la giustizia, la piazza, la delegittimazione di elezioni democratiche, lo sciopero politico. Non importa se nella loro azione si dimostrano incuranti di tante cose: della globalizzazione che costringe le imprese italiane a competere con le imprese straniere che hanno costi del lavoro di gran lunga inferiori; del sistema pensionistico che con i suoi clientelismi e i suoi sprechi sottrae risorse a sanità, istruzione e assistenza; dei tanti sottoccupati o disoccupati indifesi che non riescono a entrare in un mercato del lavoro così rigido; dello statalismo che tratta malissimo gli utenti. Dall’altra parte, capipopolo e deputati impreparati alla politica, facinorosi che pretendono di governare, invece di acquietare gli animi buttano benzina sul fuoco con proposte inattuabili e demagogiche; insultano i predecessori politici; tentano di asservire al potere locale o nazionale opere nate e cresciute all’interno della società civile; si disinteressano dei problemi reali delle persone. L’ideale non è la crisi o la guerra civile. Dopo la rivolta per il pane, viene la peste.
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