L’impasse

Di Lorenzo Albacete
02 Settembre 2004
Come in un film di Buñuel. Cos’è libertà e dialogo? Un’esperienza o “un angelo sterminatore”? Un imprevisto o una violenza? Corrispondenza da un salotto della sinistra newyorkese

Nel ritrovarmi inaspettatamente ad essere un APOSTOLO DEI SECOLARISTI DEMOCRATICI e, ciò nonostante, considerata l’insostenibile leggerezza del candidato democratico cattolico Jfk, ritrovandomi inaspettatamente a fianco del governatore democratico della Georgia Zeil Miller tra i potenziali elettori del repubblicano e protestante G. W. Bush, dopo la piacevole pausa estiva e il mio personale successo al Meeting di Rimini dove un illustre giornalista mariano pare abbia protestato contro il soviet che ha ufficializzato la mia candidatura alle presidenziali americane del 2008, vorrei anzitutto ricordare ai miei lettori italiani alcuni progetti in cui sono stato recentemente coinvolto, e dove, in verità, non è successo niente.

1) Consigliere matrimoniale del governatore del New Jersey;
2) special advisor del presidente Bush nelle relazioni con l’Europa;
3) consigliere del senatore Kerry nei rapporti con la gerarchia cattolica;
4) professore di Etica di interrogatorio ai prigionieri presso la scuola di formazione della Cia;
5) consulente delle relazioni interreligiose di Moqtada Al Sadr a Najaf, Irak;
6) anchorman di un programma sulla necessità di libertà e tolleranza religiosa per la rete televisiva Al Jazeera;
7) consigliere ecclesiastico per il presidente Hugo Chavez del Venezuela;
8) consigliere di etica degli affari dei dirigenti della Parmalat;
9) consulente sul Nuovo Testamento per Dan Brown, autore del Codice Da Vinci;
10) direttore delle relazioni tra l’Opus Dei e i movimenti ecclesiali.

Ok. Ma sentite cosa è successo – ed è successo davvero – con i miei amici – e sottolineo amici – che svolgono la professione di intelletuali, eminenti redattori di giornali importanti come il New York Times, di riviste di sinistra come The Nation, The Republic ecc., produttori di documentari per la televisione pubblica, professori di diverse università.

PILE SCARICHE AL LEFTY SALON
L’incontro con queste persone è accaduto in maniera completamente accidentale. Questi si trovano settimanalmente e avevano espresso il desiderio di ammettermi nel loro circolo (che ho soprannominato il “Salotto di Sinistra”… “the Lefty Salon”!) che discute di politica, arte, problemi mondiali, filosofia ecc. Durante il primo incontro ho chiesto loro il motivo per cui mi avevano invitato in quanto loro sono persone erudite su cose delle quali non ho la minima idea. Praticamente ci andavo per il cibo cinese (che era buono, abbondante e gratis). Uno di loro mi disse che mi avevano invitato perché nonostante loro avessero molti amici preti, nessuno tra questi (secondo il Lefty Salon) aveva niente di interessante da dire di diverso da loro.
Andando a questi meeting dico sempre che il grande problema di oggi è a livello religioso. Queste persone sono disposte ad accettare la necessità di includere la dimensione religiosa nella loro visione della vita umana. Perciò il mio primo contributo è stato il dire loro: bene, se ammettiamo che l’uomo è rapporto con l’Infinito, cerchiamo di capire le implicazioni del senso religioso per vedere se possiamo evitare l’impasse della lotta delle diverse interpretazioni. Così questo processo è iniziato, ma a un certo punto nella discussione c’è un punto che sembra invalicabile, un punto in cui l’energia che ha guidato il processo intellettuale sembra esaurirsi come un registratore cui all’improvviso si scaricassero le batterie, e la voce si affievolisce fino a sparire. Questa cosa continua a ripetersi come se ci fosse un’invisibile linea invalicabile oltre la quale non hanno intenzione di andare. Mi sono chiesto moltissime volte di cosa consista questa linea invisibile. E la mia conclusione è stata che in realtà non c’è nessuna linea. è come se lo scaricarsi delle batterie fosse già cominciato sin dall’inizio delle nostre conversazioni. Non c’è nessuna linea, il problema è che la scelta di un certo punto di partenza condanna ogni sforzo di ricerca della verità al fallimento. Fuck!

SURREALE MA NON TROPPO
Forse alcuni lettori ricorderanno il film “L’angelo sterminatore”. è la storia di alcuni amici dell’alta società spagnola che vanno all’opera insieme e, dopo lo spettacolo, si recano nell’elegante dimora di uno di loro per un drink (churros e cioccolata) e hanno una bellissima discussione sull’opera, sull’arte, la musica ecc. All’improvviso, una delle coppie presenti, si rende conto che sono le due del mattino e che perciò devono andare: ci sono i bambini a casa, la baby sitter da lasciare libera. Il padrone di casa tenta di trattenerli, ma alla fine non avendo successo li accompagna verso la porta di uscita. Cominciano ad attraversare il salone che comunica con l’ingresso attraverso un arco. All’altezza dell’arco, all’improvviso e senza particolari ragioni, la coppia che voleva andarsene si ferma. è ovvio che c’è qualcosa che li trattiene e decidono di fermarsi per un’altra mezz’ora. Alle otto del mattino sono ancora lì, così come tutti gli altri. Tutte le volte che qualcuno raggiunge quell’arco è come se perdesse ogni capacità di volontà. Si tratta di persone intelligenti, che capiscono che hanno un problema: non possono andarsene. Nessuno può andarsene. Sono proprio come i miei amici di sinistra. I personaggi del film discutono il problema per ore, dal punto di vista psicologico e persino dal punto di vista religioso. E vanno avanti a discutere. Lo spettatore è stupito perché non c’è niente che trattenga le persone dal lasciare quella casa. Discutono tutti i possibili motivi e cercano tutte le possibili ragioni, ma in realtà non c’è nessun problema che riguarda quell’arco e che impedisca loro di andarsene. A un certo punto pensano che l’unico modo per lasciare la casa è di uccidere l’ospite. Per potersene andare devono uccidere il padrone di casa, ma neanche lui può più uscire, per cui nemmeno la sua uccisione risolverebbe il problema. Ma nessuno immagina un’altra soluzione. Improvvisamente, il padrone di casa, con una pistola in mano, blocca tutti e dice che l’unico modo per uscire da quella situazione è di tornare alla situazione iniziale e chiede ad ognuno di ritornare nella esatta posizione in cui era all’inizio, quando il problema era cominciato. Per cui ci provano e ricreano la scena. Almeno ci provano, ma il pubblico comincia a vedere le differenze in loro. Se all’inizio erano ben vestiti ora sembrano sconvolti come selvaggi. Comunque lo fanno, la coppia arriva all’arco accompagnata dal padrone di casa e all’improvviso il marito riesce ad attraversare l’ingresso e a lasciare la casa. Tutti gli corrono dietro. Fuori c’è una grande folla che li aspetta: genitori, famiglie, polizia, vigili del fuoco ecc. Nessuno di loro era stato un grado di salvarli! C’era soltanto la volontà di tornare indietro verso un nuovo inizio.
Questo è esattamente il problema dei miei amici di sinistra. Non hanno scelta, eccetto quella di tornare indietro all’inizio, verso un nuovo inizio. I miei amici di sinistra mi hanno chiesto questo. Si sono spinti abbastanza lontano da tornare alle domande religiose, essi sanno che il secolarismo non ha nulla a che vedere con la vita. Ciò è chiaramente visibile nei loro editoriali: essi sono esattamente come le persone di questo film.

UN INIZIO O UNA RIVOLUZIONE?
Ma non solo i miei amici di sinistra sono così. Anche noi, anche i cristiani sono spesso in questa condizione. In qualche modo, la liberazione dall’impasse del relativismo dell’interpretazione può essere trovata soltanto in una sorta di ritorno all’origine. Nel film, dopo aver lasciato la casa, tutti tornano alla loro vita senza impasse e decidono di avere una funzione religiosa per celebrare la loro liberazione alla quale partecipano vescovi, arcivescovi, un coro ecc. La Chiesa è con loro adesso, è con questi ricchi che sono tornati (non oso immaginarmi le offerte!) e tutti cantano il Te Deum! Allora, cosa pensate che accada, come pensate che vada a finire il film? Alla fine, nessuno di loro può lasciare la chiesa! La telecamera inquadra la piazza fuori della chiesa dove è in corso una guerra civile. Sembra dire Buñuel e con lui tutta la modernità: solo una violenza rivoluzionaria può rompere l’impasse. Don Giussani ripete che l’alternativa all’evento di Cristo è la violenza. Come in Marx, in Nietzsche. «La Chiesa si è vergognata di Cristo», dice don Giussani e così la Chiesa non è stata in grado di essere per gli uomini strumento di reale liberazione. Cristo non c’entrava più con la vita, Cristo era stato ridotto a discorso, a celebrazione religiosa. Può succedere anche a noi così. Solo l’esperienza, l’esperienza di una impossibile corrispondenza, un evento, un incontro, portano a Cristo. Questo è stato il mio errore nello stare con i miei amici di sinistra, l’aver sperato di condurli in un discorso intellettuale malgrado la loro impasse, ma loro erano paralizzati. Soltanto un fatto può rompere l’impasse, non un discorso.

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