L’INCHINO DEL SENATORE PER LA VITA

Di Emanuele Boffi
31 Marzo 2005
ANDREOTTI NON VOTERA' AI REFERENDUM SULLA LEGGE 40. PER PARISI E' UN CONFORMISTA CHE«NON CAPISCE MA SI ADEGUA». COSA NE PENSANO BOBBA, CASINI, CORIGLIANO, MARAZZITI, MARTINEZ SANTOLINI E SOCCI

I diritti d’autore per la battuta più felice vanno senz’altro versati, in egual misura e cifra, a Giuliano Ferrara e Francesco Cossiga. Per il direttore del Foglio: «Il professor Parisi è tutt’altro che stupido, ma ha due difetti: è un sociologo ed è anche un cattolico democratico». Per l’ex presidente della Repubblica: «Parisi è un teologo ecclesiale e anche predicatore». Il sarcasmo dei due è stato suscitato dalla reazione del prodiano Arturo Parisi alla «stupenda decisione di Giulio Andreotti – per dirla con le parole di Ferrara – di correggersi, di obbedire e di inchinarsi, come ha detto in una formidabile intervista al Corriere, all’autorità di Camillo Ruini che predica l’astensione nel referendum sulla procreazione assistita». Andreotti, che in un precedente intervento sempre sul quotidiano milanese aveva sostenuto la necessità di votare “no”, ha poi mutato idea spiegando di «non essere un protestante», di non voler fare «il battitore libero» e di voler «inchinarsi davanti a Ruini». In definitiva, ha dichiarato il senatore a vita, il giorno della consultazione referendaria «rimarrò a casa». Tutto ciò ha spinto Parisi ad accusare Andreotti di «conformismo» e di essere «uno che non capisce, ma si adegua».
SANT’EGIDIO, ACLI, MPV CONTRO PARISI
A molti cattolici il richiamo di Parisi a tenere la schiena dritta ha però fatto venire la sciatica per il nervoso di sentirsi definire degli utili idioti al servizio della Cei. «Senz’altro chi sostiene l’astensione – dice a Tempi Mario Marazziti, portavoce della comunità di Sant’Egidio – non è “uno che non capisce, ma si adegua”. L’astensione è una delle forme garantite dalla Costituzione per poter esprimere legittimamente il proprio parere. Su queste tematiche, poi, così complesse, senz’altro lo strumento referendario è inadeguato». Della medesima opinione anche il presidente delle Acli, Luigi Bobba, secondo il quale votare sui temi bioetici «è come voler fare la punta a una matita usando l’accetta del boscaiolo». Bobba sbuffa a Tempi la propria noia per «questo continuo ricorso al referendum, che è il modo con cui i radicali cercano di dettare l’agenda alla politica italiana». Per lui «la Chiesa non è mai stata una caserma ubbidiente e silenziosa agli ordini del caporal Ruini. Basta la ragione per capire che la procreazione è frutto di una relazione e non è un diritto individuale. Verrebbe quasi da dire che perché ci sia un “io” deve esserci prima un “noi”». A Bobba la riduzione del fatto procreativo a desiderio e diritto del singolo pare «una deriva inaccettabile e da contrastare». «Davvero rimango strabiliato davanti alle accuse di conformismo contro Andreotti», dice a Tempi il giornalista Antonio Socci, «perché per arrivare alle sue medesime conclusioni basta usare la ragione e il cuore». In che senso, dunque, l’inchino e l’ubbidienza non sono atti di remissione ma di forza? «Il cristiano – chiosa Socci – può fare affidamento sul sostegno e sull’illuminazione della Chiesa. Secondo il Concilio di Trento la natura umana, che pure col semplice aiuto della ragione può arrivare alla verità, si trova, di fatto, in una condizione di così grave ferita che ha sempre bisogno del bastone per sorreggersi. Il bastone è la grazia divina, cioè il sostegno della Chiesa».
L’atto di squalifica di Parisi non piace nemmeno a Carlo Casini, presidente del Movimento per la Vita, secondo cui «al contrario, la scelta dell’inchino non è un gesto di puro ossequio confessionale, ma una riflessione critica e matura sulla situazione attuale». Perché, dice Casini a Tempi, «andare a votare significa votare “sì”, anche se sulla scheda si scrive “no”».

CORAGGIO, NON PRUDENZA
Romano Prodi ha detto che si recherà alle urne senza però rivelare quali saranno le sue scelte. «Sono un cattolico adulto», ha spiegato prima di fare retromarcia e precisare che però la sua uscita non voleva tacciare di puerilità le scelte di altri credenti diverse dalla sua. Massimo D’Alema, pur riconoscendo la possibilità dell’astensione, ha però invitato la Chiesa «a essere prudente». Prudenza? Al Comitato Scienza&Vita, che si batte per la difesa della legge 40 e propone l’astensione, non hanno esitato a rispondergli che «serve coraggio, non prudenza». Anche Andreotti, dal canto suo, ha affermato che «l’astensione non è assenza, ma presenza». E su questo punto concorda Luisa Santolini, presidente del Forum delle Famiglie, che nota come «stiamo assistendo a una mobilitazione al di là di ogni possibile aspettativa». Ed elenca le «centinaia di iniziative in tutta Italia, le 3000 adesioni spontanee al comitato Scienza&Vita, le altre 90 firme di docenti universitari che si sono aggiunte alle 121 dei primi aderenti, la quarantina di associazioni che con operosità capillare si muovono quotidianamente per difendere e tutelare la legge 40». «Erano cinquant’anni che non si assisteva a un così generale e corale movimento all’unisono dell’associazionismo cattolico», annota orgogliosa. Si aggiunga poi che «oltre a questo mondo cattolico compatto c’è un fronte laico con cui ci siamo trovati a condividere la posizione culturale di una battaglia che solo i più ciechi possono interpretare come una sottomissione acritica alle parole della Cei». La Santolini si sente molto offesa dalle parole di Parisi che «ci dipinge come i servi sciocchi di Ruini». E puntualizza i motivi della sua orgogliosa ubbidienza: «Primo: Ruini ha semplicemnete espresso un pensiero che già c’era negli ambienti delle associazioni organizzate. Secondo: obbedire non significa mandare il cervello all’ammasso, ma aderire liberamente a una posizione che si ritiene più chiara e più consapevole. Terzo (ed è una domanda): ma perché tutti possono dire la loro, dai partiti ai sindacati, e la Chiesa no?».
L’OPUS PER UN DI PIù, NON UN DI MENO
Anche il coordinatore nazionale del movimento del Rinnovamento dello Spirito, Salvatore Martinez, ha voluto tramite una nota ufficiale «schierare ufficialmente il movimento a fianco del Comitato Scienza&Vita», ritenendo «inadeguato lo strumento referendario su una materia così delicata. La nostra astensione dal voto esprime una matura scelta civile finalizzata a preservare una legge che, seppure imperfetta, tuttavia esprime quanto è stato possibile codificare nell’attuale contingenza storica, culturale e politica».
Pur non volendo entrare nel merito dello scambio di battute fra Andreotti e Parisi, Giuseppe Corigliano, portavoce dell’Opus Dei, non vede interferenze ecclesiastiche nel richiamo del presidente della Cei all’astensione «dato che in gioco ci sono questioni di ordine morale». Ricordando l’esempio del fondatore dell’Opera, Escrivà de Balaguer, «si può affermare che l’obbedienza cristiana è sempre una virtù creativa ed intelligente che spinge tutti a operare nei campi della difesa della vita, dell’educazione e del lavoro. L’ubbidienza cristiana non è mai una costrizione. Il cattolico attraverso la sua ragione si adegua alla Chiesa sempre per un di più, non per un di meno».

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