L’INCOLMABILE FOSSATO TRA ELITES FRANCESI E MONDO REALE

Di Arrigoni Gianluca
16 Giugno 2005

Parigi. Una delle numerose anomalie messe in evidenza dal voto referendario, che lo scorso 29 maggio ha visto i francesi respingere il Trattato costituzionale, è il modo unilaterale con il quale la maggior parte dei giornali, delle radio e delle televisioni ha sostenuto il “sì”. Il settimanale Marianne ha dedicato alla questione due lunghi articoli, prima e dopo il referendum. Ne viene fuori che, tra gli editorialisti della stampa nazionale, quelli favorevoli al “no” erano solo due: Ivan Rioufol del Figaro, a destra, e Pierre Marcelle di Libération, a sinistra, e questo nonostante all’interno delle redazioni, soprattutto in quella di Libération, fossero numerosi i sostenitori del “no”.
Dei settimanali come Paris-Match o Elle, scrive Marianne con ironia, hanno organizzato dei “dibattiti” tra chi era favorevole al “sì” e chi era contrario al “no”.
Cambiando il supporto la musica non cambia. François Degois, del “servizio politico’” della radio pubblica France Inter spiega: «Sono a disagio, perché non solo tutti i nostri editorialisti erano per il “sì”, ma nessuno ha espresso il minimo dubbio sul Trattato costituzionale». Anche sui canali televisivi è la stessa cosa. Jean-Claude Allanic, che ha il ruolo di “mediatore” con i telespettatori per il secondo canale pubblico, France 2, cita a questo proposito una lettera che riassume bene la situazione: «Pagando il canone non pensavo di pagare un abbonamento per il “sì” al referendum».
Isabelle Morini-Bosc, una specialista dei media, giudica severamente il modo in cui è stata condotta nei media la campagna referendaria: «L’intelligenza da una parte (per il “sì”, ndr), l’oscurantismo dall’altra (per il “no”, ndr): ecco il messaggio subliminale che i giornalisti hanno diffuso».
è normale che gli editorialisti esprimano quello che pensano. Lo è molto meno, ed è un sintomo preoccupante, che il loro modo di pensare sia a tal punto distante dal comune sentire della gente da dare l’impressione che ci sia oramai un fossato incolmabile tra le supposte élites, in questo caso mediatiche e politiche, e il mondo reale.
Gianluca Arrigoni

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