L’incompiuta di G. V.
Che il “debolista” (europarlamentare DS) Gianni Vattimo si rifaccia ad Hans Georg Gadamer potrebbe schiacciare l’ermeneutica del filosofo tedesco scomparso sul relativismo situazionista più radicale. Ma c’è di più. Su La Stampa del 15, Vattimo scrive: «una esperienza estetica è tale solo quando è “vera” esperienza, cioè quando ci cambia: la lettura di un grande romanzo, l’ascolto appassionato di una grande composizione musicale sono come l’incontro con qualcosa o qualcuno che non ci lascia solo collocare nel mondo accanto alle altre cose, ma che si presenta come una visione globale del mondo con cui dobbiamo fare i conti». Se per Gadamer «il linguaggio che parliamo è una eredità storica densa di contenuti specifici», l’errore «è cominciato solo con lo scientismo moderno, che ha considerato le scienze sperimentali matematiche come l’unica sede del vero, riducendo l’esperienza estetica, ma anche quella religiosa e le “scienze morali” in genere, a puro affare di sentimento e di sensibilità soggettive». Oltre il nichilismo heideggeriano, Gadamer torna alla verità facendo di esperienza e tradizione una gnoseologia, ma Vattimo lo segue a metà: la verità nasce dal dialogo e non dalla realtà. Peccato: un’occasione mancata.
0 commenti
Non ci sono ancora commenti.
I commenti sono aperti solo per gli utenti registrati. Abbonati subito per commentare!