L’indagine Ocse picchia duro sulla nostra scuola e Fioroni fa come uno studente beccato a copiare
Il Programme for international student assessment (Pisa) è un’indagine internazionale su base triennale promossa dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) per accertare le competenze dei quindicenni scolarizzati nelle aree della lettura, della matematica, delle scienze. I quindicenni: possono ancora trovarsi in terza media o nel primo anno del biennio o nel secondo anno del biennio. L’Italia è al 33esimo posto per competenze di lettura, al 36esimo per cultura scientifica, al 38esimo posto per matematica. Se nel 2003 i quindicenni italiani figuravano al 27esimo posto per le competenze nelle materie scientifiche, nel 2006 sono slittati al 36esimo posto. In cima alla lista ci sono gli studenti della Finlandia, paese che non solo continua a mantenere buoni risultati (da 548 punti a 563), ma in cui tutti gli alunni raggiungono livelli di buon rendimento. Dietro l’Italia si piazzano Portogallo (474), Grecia (473) e Israele (454). Fra i paesi al di sotto della media Ocse, oltre all’Italia, si posizionano Croazia, Slovacchia, Lituania, Norvegia. E peggio dei nostri ragazzi, oltre ai coetanei di Portogallo e Grecia, fanno gli studenti di Bulgaria (434 punti) e Romania (418), fra gli ultimi entrati nella Ue.
Dal punto di vista dei cicli, resta buona la scuola elementare. I dati dell’Iea-Pirls (International association for the evaluation of educational achievement – Progress in international reading literacy study) assicurano che nella lettura dei bambini di quarta elementare l’Italia è ottava su 40 paesi, migliorando la posizione rispetto a 5 anni fa. Ma dagli 11 anni in avanti fino ai quindici si apre “il buco nero” pedagogico e didattico della scuola media e del biennio, che l’Ocse-Pisa registra. Gli anni della media decidono dell’orientamento verso i tipi di scuola del ciclo superiore. I peggiori della scuola media sono incanalati dal pregiudizio licealista verso i tecnici e i professionali, i migliori verso i licei. A questo punto la profezia si autoadempie: i licei hanno le performance migliori, più basse i tecnici, bassissime i professionali, in un circolo vizioso senza fine. Dal punto di vista territoriale l’Italia è fratturata: il Nord si colloca sopra la media Ocse, che è 500 (Nord-Est a 520, Nord-Ovest 501) il Centro a 486, il Sud a 448, le Isole a 432.
Mentre per la prima volta i mezzi di comunicazione di massa hanno “scoperto” Ocse-Pisa, diversamente che nel 2001 e nel 2004, e pertanto si annunciano dibattiti pubblici nei mesi a venire, le dichiarazioni a caldo del ministro Fioroni appaiono desolanti. «Questi risultati sono il motivo per cui abbiamo introdotto non delle nuove riforme, delle quali la scuola non ha bisogno.». Viceversa, ecco che cosa hanno incominciato a fare da tempo i paesi in cima alla classifica: la decentralizzazione/destatalizzazione dei sistemi, la drastica riduzione delle materie e delle cattedre in nome del core curriculum, la differenziazione degli indirizzi, la personalizzazione dei percorsi individuali, la certificazione rigorosa delle competenze, la preparazione esigente dei docenti, la severa valutazione delle scuole, degli insegnanti, dei dirigenti, gli investimenti straordinari mirati nelle discipline essenziali. In Italia ministro, sindacalisti, personale burocratico-ministeriale, direttori scolastici regionali hanno trovato l’uovo di Colombo: gli italiani sono i migliori, ma non sono abituati a fare i test! È un’antica strategia: prendere un pollo e battezzarlo pesce.
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