L’inevitabile domanda che urge dalle pareti di Lourdes
Nella cripta della basilica di Lourdes le mura sono coperte da un numero incalcolabile di ex voto. Un’infinita sequenza di “grazie!” scolpiti nel marmo. Dagli ultimi anni dell’Ottocento, grazie dalle madri per i figli guariti, dalle donne per gli uomini tornati dalla guerra, dai vecchi per un figlio ritrovato. Per tutte le pareti della cripta si allinea la catena dei grazie di sconosciuti. Spesso, soltanto “merci”, un nome, una data. Non dicono, gli ex voto, le storie dimenticate di tanti, e nemmeno il dolore, e la preghiera ostinata accanto al letto di un malato. Puoi solo cercare d’immaginare, al di là della cortina spessa oltre cento anni, la domanda di uomini così lontani, e pure così uguali a noi. Le pareti della basilica di Lourdes tacciono e dicono solo che una grazia è stata data, e con la grazia la speranza (diceva Charles Péguy che bisogna avere avuto una grande grazia, per sperare). E per sempre quell’istante in cui un destino che pareva di condanna si è rivelato buono è stato inciso, perché non fosse dimenticato. Così che ancora oggi chi entra qui è come avvolto, sopraffatto dai grazie, e non può, per quanto scettico, non fermarsi e chiedersi. Se tutti illusi, tutti visionari i nomi sotto ai mille “merci”, o se invece è vero, se tutto, a Lourdes, è vero.
E se poi quella stessa persona dubbiosa va alle piscine alla mattina presto, e vede la coda silenziosa di uomini e donne in attesa di potere, nell’acqua di Lourdes, immergersi, di esserne avvolti come in un abbraccio limpido che porti via con sè ogni segreto male; se guarda la pacata quiete dei malati nelle barelle, e il costante dipanarsi del rosario in mano alle donne, e la pietra della grotta da ruvida diventata liscia a forza di milioni di carezze, quella persona non potrebbe non chiedersi con stupore cosa, davvero, è accaduto a Lourdes, in un giorno di un lontano febbraio.
E se poi, ancora, la sera, all’ora della processione aux flambeaux, lo scettico dall’alto delle balconate del santuario guardasse giù al mare di folla in cammino, ciascuno col suo lume ardente in mano, ciascuno cantando e pregando l’Ave Maria in tutte le lingue, quell’uomo faticherebbe, con tutta la forza di una ragione che sappia solo contare e misurare, a dire cosa muova, 150 anni dopo, sei milioni di pellegrini ogni anno ancora verso la basilica di Lourdes.
Guardare Lourdes e restare ammutoliti, dal momento che ogni ragione non basta a spiegare una tale moltitudine che continua a tornare, fedele, quando tanto tempo è passato — mentre così corta è abitualmente la nostra memoria. Starsene zitti, senza più parole, davanti ai pellegrini che riempiono d’acqua le bottiglie, di quell’acqua si lavano il viso, avidamente la bevono, e se ne vanno contenti: semplicemente certi dello straordinario che irruppe un giorno qui, come penetrando il tempo e la storia. Sicuri, come fosse accaduto appena ieri. E lieti, come solo chi sa di non sperare invano.
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