Ling Xiu fa un po’ troppo la vittima. Letizia Moratti un po’ troppo lo sceriffo

Di Tempi
19 Aprile 2007

La comunità cinese, in Italia come ovunque nel mondo, è chiusa e spigolosa. Fino alla fine del secolo scorso la Cina è stata un mattatoio, il comunismo indigeno ha fatto 100 milioni di morti. Quando le maglie del regime si sono allentate e Pechino è diventata il pivot dell’economia mondiale la Terra ne ha risentito un po’ più dell’effetto serra. Il reddito cinese medio pro capite non supera i cento euro mensili. Immaginate cosa accadrebbe se il Partito comunista spronasse anche solo 400 milioni dei suoi sudditi verso la libera uscita. Venendo a casa nostra vorremmo accennare qualche domanda intorno alla inaccettabile (e probabilmente preordinata) gazzarra di via Paolo Sarpi. Dopo che da vent’anni hanno occupato una bella fetta del centro città acquistando cash e pagando anche il doppio dei prezzi di mercato, immobili, magazzini e licenze commerciali, credete che i cinesi che lavorano a Milano si sentano cittadini di serie B? Credete che si possano non sentire ingiustamente penalizzati, quando invece di essere contrastati per le violazioni reali (contraffazioni, pirateria, sfruttamento del lavoro minorile) da un giorno all’altro vengono presi di mira per la violazione di un regolamento che vieta di circolare con i carrelli per strada (scusate, e come le scaricano i commercianti le merci?)? Può darsi che la signora Ling Xiu faccia la vittima quando spiega che «noi siamo qui per lavorare. Non siamo mafiosi, non uccidiamo nessuno, lavoriamo e basta pagando le tasse. Lei mi deve spiegare perché tutti i giorni i vigili mi fanno una multa». Però anche il sindaco Letizia Moratti dovrebbe spiegare perché invece di affrontare il problema con la politica, dia la sensazione di sognare di risolverlo affrontando Chinatown (e l’ambasciatore della Cina) con gli stivali di un vigile urbano.

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