L’inno al jihad di via Quaranta
«Alba dell’islam è il nome di questa istituzione / sapere morale e organizzazione». Iniziava così l’inno che veniva insegnato nella “non” scuola di via Quaranta a Milano, la madrassa fatta chiudere dalle autorità l’8 settembre 2005. Il centro Fajr (“l’alba dell’islam”, come recita la canzone), fu ufficialmente chiuso per motivi igienico-sanitari, ma molti erano gli indizi che fecavano pensare che all’interno delle mura di un’ex fabbrica fossero insegnati i precetti dell’islam più integralista. Il quotidiano Libero, giovedì 30 marzo, ha pubblicato l’inno che ogni mattina era fatto cantare agli “alunni” (ragazzi dai 7 ai 14 anni sottratti illegalmente all’obbligo scolastico). Dopo la frase citata, i ragazzi intonavano, tra le altre, le seguenti parole: «Sull’islam è come un monumento elevato / Corano, preghiera e digiuno rispettato. Quanto a lungo abbiam vissuto separati / nelle scuole degli erranti segregati. (…) Di Saladino siamo figli, boccoli di questa religione / delle battaglie di Badr e di Hittin, chiedetene alla storia la ragione. (…) Nostro strumento è la spada affilata / che a terrorizzare i nemici dell’islam è destinata. (…) Tra i cattolici romani stiamo / la luce dell’islam noi diffondiamo. (…) O musulmani siate pronti e preparati / alla splendida vittoria di cui presto sarete coronati. Questa religione sarà fatta trionfare / nonostante le ferite e i dolori che dobbiamo sopportare».
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